RASSEGNA STAMPA HOUDINI e MERENDINE




RASSEGNA STAMPA HOUDINI




HOUDINI






Beppe Donadio - “Houdini” - MerendineMusica 2008

da Music Club - www.musicclub.it

n. 209 / luglio 2010


Titolo azzeccato: come Houdini donadio spazia in 25 tracce in un polimorfismo musicale d’astratte scritture. Come in un rizoma di datità impressionistiche, la sua opera non coagula mai in una formula statica, bensì si esprime in un processo evolutivo che raccoglie l’anima sfilacciata di tanti territori musicali: recitati, dialoghi, abbozzi di vita. Composizioni che non sono mai una farsa della vita, ma un laboratorio capace di parlarci del presente, della struttura (fondamentalmente) schizo-paranoica della nostra esistenza. Il tutto declinato in un contesto capace di ironia, perché siamo del parere che la serietà è una malattia e gli infetti abbondano un po’ dappertutto. Parole ben ordinate in spartiti rigorosi: Donadio parla e sembra di ascoltare una confessione musicale… perché ci sembra ci sia sempre un alludere a percorsi interiori. Ovvio che tutto sia soggettivo, ma ascoltando queste composizioni ci si può accorgere che qualcuno è in grado di padroneggiare meglio - e soprattutto comunicare meglio! – ciò che vive e ha vissuto. Perfino il sipario bresciano di Stefy D. (traccia n° 11, 21 secondi) non è gratuito. Che dire di più? Sparatevelo nei timpani e nel muscolo cardiaco.


Angelo Rizzi


http://www.musicclub.it/musicclub/jsp/rubriche/default_one.jsp?id_rubrica=12758968542520&id_numero=12781498946700&id_testo=12781607808730






“Magia” - Rivista Italiana di Cultura Magica

  1. n.10 - anno VI - 2010

www.rivistamagia.it

Recensione di “Houdini” di Alex Rusconi

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www.lisolachenoncera.it

BRESCIA CANTA IL NATALE NELLE PIEVI

Artisti Vari




Exit

2009

Durata: 36:17

Brani migliori:
Sotto un cielo così – M.Bubola /E.Mantovani
Il primo uomo sulla neve – B.Donadio
Vegnet a fa sö sté tera - Selvaggi band



Il cd “Brescia canta il Natale nelle pievi” è la novità musicale che va ad arricchire la già corposa rassegna teatrale “Natale nelle Pievi”, giunta alla quinta edizione. Il disco contiene undici brani composti da singoli o gruppi bresciani, con l’aggiunta della prestigiosa partecipazione di Massimo Bubola.  Tranne il brano di apertura, “Pastorale” de Le Cornamuse della Franciacorta, la originale versione strumentale di “White Christmas”, curata dal bassista Marco Giubileo con la frizzante Santa Klaus band, e “Sotto un cielo così” di Massimo Bubola, completamente riarrangiato però da Enrico Mantovani, tutti gli altri pezzi sono inediti, aspetto che va sottolineato in questi tempi in cui generalmente la creatività è frustrata dalle esigenze di mercato. Uno sforzo che tutti i musicisti hanno compiuto con molto piacere, riuscendo a produrre canzoni che, pur nella diversità di stili e di colori, sonori e lirici, regalano belle sensazioni. Un disco che si fa apprezzare anche per l’equilibrio, nonostante l’alternanza tra l’italiano e il dialetto bresciano, e che riesce a comunicare gradevoli emozioni, ponendosi a mezza via tra il popolare-tradizionale e la canzone d’autore. Sul versante legato al vernacolo troviamo i Malghesetti, gruppo in forte ascesa a livello nazionale con  “Nasìt prope encö”; l’istrionico camuno Alessandro Ducoli con la breve ma singolare “Le renne nella neve perenne”; la Selvaggi band, sempre in bilico tra folk e rock con “Vegnet a fa so ste tera”, arricchito dal testo di Egidio Bonomi; infine Roberto Guarneri, con la delicata “Tresènt e vint dé”, basata su un testo arguto e molto poetico infilato in una classica ballata popolare. In italiano invece si esprimono tutti gli altri cantautori. Massimo Bubola canta con Enrico Mantovani,  che riarrangia e stravolge la sua “Sotto un cielo così”, canzone in perfetto Bubola style, intensa e profonda; Daniele Gozzetti presenta una canzone bella e impegnativa da un punto di vista musicale, “Un Natale così”, che conferma lo spessore e la crescita del cantautore di Paderno; Giovanni Peli duetta invece con l’esordiente Maria Alberti, voce di qualità e unica presenza femminile della raccolta, con “Natale sparato in aria”, brano dal testo particolarmente forte con un’ambientazione sonora elettro-acustica; Beppe Donadio regala un’altra sua perla, la splendida “Il primo uomo sulla neve”, dal testo non esattamente natalizio ma riservato alla memoria della grande nevicata bresciana del 1985; Fulvio Anelli, cantautore di Verolanuova dalla forte carica emotiva, centra perfettamente il senso del Natale con la sua “Il presepio di Rosalino”, che rimanda ad atmosfere di alcuni anni fa. Il progetto si abbina alla solidarietà: i proventi della vendita dell’album saranno destinati all’Associazione Punto Missione Onlus di Rodengo Saiano (Bs), che da alcuni anni è impegnata in diversi progetti in Italia e all’estero (in Libano, in Lettonia, in Romania).

Il disco è stato presentato il 5 dicembre  con un grande concerto in Piazza Loggia a Brescia,  ed è disponibile in diversi punti vendita della città. Info: 348/9528897

Riki Barone




HOUDINI


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“Ecco a voi Houdini”

“Adesso” - Anno X - n. 41 - recensione di Francesco Patrizi


Ci speravamo ed è tornato, senza delusioni e passi falsi, uno dei più intelligenti cantautori italiani.


Dopo “Merendine”, concept album che narrava le vicissitudini di un cantautore che non trova spazio nel panorama italiano, Beppe Donadio firma il suo secondo lavoro, “Houdini”, un’opera spiazzante che consigliamo di ascoltare la prima volta senza fare attenzione ai testi, e sembra un disco in linea con le tendenze musicali italiane, la seconda volta seguendo le parole, e ne esce un’operazione dissacrante degna del genio di Elio.


Se in “Merendine” le citazioni e la versatilità erano necessarie per la sopravvivenza del cantante tuttofare Beppe D., in “Houdini”, il gusto eclettico per le contaminazioni fa il verso alle canzonette che passano nelle omologate radio italiane. Ecco allora scorrere gorgheggi da cantante di pizzeria alla Giorgia, il finto blues-piadina di Zucchero, il bandoneon raccattato dal mètro del poetissimo poeta Cammariere, le innocue schitarrate malinconiche e veltroniane di De Gregori e una versione irresistibile di Bella Ciao versione soul.

Ma così funambolico e colto, Beppe D. dove pensa di andare? Ce lo chiediamo sinceramente. L’operazione di “Merendine”, autoreferenziale e autocritica, era buona per tutti i palati, ma questo “Houdini” è una dissacrazione dadaista delle canzonette da radio, un cotton fioc scagliato contro il cerume musicale che tappa da anni i nostri padiglioni auricolari, un diario minimo alla Eco che mette alla berlina il rimario bignamesco dell’impastata lingua sanremese, dove, tra battute di Woody Allen e versi di Cecco Angiolieri, Beppe Donadio fa rimare conosce/brioche e ad hoc / shock.

Esilarante Boyband, summa del format giovanilistico che periodicamente viene rigurgitato dai vari X Factor, introdotto da un DJ Pinus che annuncia Beppe D. e i ragazzi bresciani; ascoltatela senza farci troppo caso (ma se avete ascoltato già tutto il disco fin lì, è impossibile), la canzone ad un certo punto fa il verso a Daniele Silvestri e a Giorgia, facendoci scoprire (si fa per dire) l’amalgama che unisce le boyband, il modaliolo finto engagè della paranza con la più bella voce mediocre italiana.

Intanto rimbalzano senza freni inibitori sia i testi da rimario con il random di Baglioni sia i giochi di parole alla Pasquale Panella, mentre su tutto echeggia lo spirito di Aldo Palazzeschi...e lasciatemi divertire!

Al termine dell’ascolto si esce come un tecnico che ha smontato la radio senza trovare la soluzione al problema, la canzonetta italiana finisce qui, l’avevano già fatta a pezzi Battisti/Panella come Braque con la pittura, Donadio è Duchamp che aggiunge i baffi alla Gioconda.

Speriamo che lassù non lo ascolti con troppa attenzione e lo mandi nell’etere.


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“Donadio, ironia in musica”

La Provincia Pavese - 17/06/09


PAVIA. Più famoso in Svizzera che in patria, il cantautore Beppe Donadio sbarca con le sue canzoni surreali e sognanti giovedì (ore 21) al Broletto di Pavia sul palcosceni- co di «Fare Festival». Donadio porterà con sè uno spettacolo fatto di canzoni ma anche di sketch: un gioco di certo non nuovo per le esibizioni dal vivo, ma che Donadio invece riprende direttamente dal suo ultimo disco da studio nel quale mischia ai brani musicali finte telefonate, voci fuori campo, gag e interventi comici. Beppe Donadio che sarà in concerto giovedì a Pavia


Donadio, ironia in musica


Il cantautore giovedì sarà sul palco di Fare Festival a Pavia

In uno dei siparietti del disco Donadio si presenta annunciando ad un amico di aver realizzato un nuovo cd e per risposta si sente dire: “Un altro... ah bravo! Ma questo qui, quanto dura?”. Una presa in giro che dovrebbe au-

to-assolverlo dall’aver realizzato «Houdini», un concept album in pieno stile dedicato al mestiere del cantautore. Colpito da bambino dal film con Tony Curtis sul mago temerario che muore nella pagoda sott’acqua, Donadio riprende il personaggio e lo plasma sul ilo del funabolismo di chi oggi intende vivere di musica. E proprio vita, parole e note si fondono nel disco dove per non smentirsi Donadio inserisce persino un gospel dal titolo “Funerale per cantautore”.

Nel disco, della durata di ben ottanta minuti, non manca la ripresa del suo alter ego, tal “Beppe D.” aspirante cantautore in cerca di contratto, comparso nel suo lavoro d’esordio «Merendine».

Nel suo spaziare tra ironia, pianoforte e canzoni d’autore c’è di tutto: dai brani a cappella, ai set in dialetto bresciano, dalle ballate al soul, senza tralasciare rap e rock’n roll.

In questo vagare tra i generi, Donadio si è circondato una serie di ottimi musicisti come Elio Rivagli e Franco Testa che con batteria e basso danno una bell’impronta all’intero disco. Nel suo lavoro spiccano anche le presenze del violinista Michele Gazich e di Mark Goldenberg, chitarrista della band di Jackson Browne.

A chiudere il disco di Donadio, torna la voce dell’amico a mettere una sorta di pietra tombale sull’operazione Houdini: «Quando fai il terzo disco? Il tuo secondo era bellissimo».


Linda Lucini

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“Donadio, Numero Magico di Houdini a Pavia”


l cantautore bresciano giovedì a Fare Festival accompagnato da Ellade Bandini, Franco Testa, Gazich e Zucchi


Alla decima edizione di Fare Festival, rassegna annuale dedicata alla musica d'autore, tra gli artisti che si alterneranno fino al 14 luglio sui palchi pavesi - Magoni&Spinetti, Avion Travel, Negrita, Nine Below Zero, Caparezza - ci sarà anche il cantautore bresciano Beppe Donadio. Il concerto di Donadio («Il Numero Magico di Houdini»), si svolgerà dopodomani, giovedì 18 giugno, alle ore 21 nel Cortile del Broletto di Pavia.Beppe Donadio sarà accompagnato da una sezione ritmica d'eccezione: il bresciano Franco Testa al contrabbasso (apprezzato jazzista, produttore artistico, turnista per Jannacci, Mannoia, Alice, tra gli altri, presente in entrambi gli album di Donadio), ed Ellade Bandini alla batteria (pietra miliare della canzone italiana, presente in più di 500 dischi - da Paolo Conte, a Guccini, a Celentano, - che hanno segnato la storia del cantautorato). Giancarlo Zucchi all’organo Hammond e Michele Gazich al violino completano la formazione per una versione molto acustica delle canzoni di Donadio. Info www.comune.pv.it - 0382 399352.

Con due album all'attivo («Merendine», 2006 e «Houdini», 2008), Donadio sta raccogliendo ancora consensi con «Fragile», terzo estratto da «Houdini», brano attualmente in rotazione sulle radio della Svizzera Italiana. «Le Ultime Parole Famose», primo singolo, è stato tra i brani più trasmessi in territorio svizzero nel 2008. 


Giornale di Brescia, 16/06/2009

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“Houdini” - Nuova recensione - “Il Popolo del Blues”

http://www.ilpopolodelblues.com/rev/maggio09/recensione/beppe-donadio.html


Il fascino misterioso di un personaggio come Houdini si trasforma in musica nel secondo album del pianista bresciano Beppe Donadio, che porta per titolo proprio il nome del grande prestigiatore. Houdini è per Donadio il secondo capitolo discografico, che segue l'esordio Merendine (2006).

Musica e magia sono territori che hanno molto in comune. Talvolta, per creare una piccola magia, basta un intreccio di musica e parole, come avviene sul primo brano di questo album, Tempo al tempo, canzone che ci racconta dell'amore e della vita attraverso un testo ben scritto ed una melodia accattivante.

Tempo al tempo è il primo brano dell'album, ma non propriamente la sua apertura. Ad accoglierci nel mondo incantato di Houdini è infatti una presentazione in stile sanremese dell'inconfondibile voce di Sergio Mancinelli, che inaugura la struttura cinematografica propria di questo lavoro. Alle canzoni si intervallano, infatti, sketch parlati e battute in cui compaiono gli interventi di fantomatici dj oppure dello stesso Beppe Donadio nei panni del suo ormai consolidato alter ego Beppe D.

Il brano che dà il titolo al disco è un esempio di cantautorato più classico e un'interessante rilettura della storia di Houdini, che non muore nella pagoda per un incidente ma per scelta, mostrando al pubblico il più d'effetto dei suoi numeri(...questo è il mio nuovo finale, con un epilogo creato ad hoc/Venite gente, c'è un uomo che muore, venite questo si chiama shock).

Donadio, oltre ai brani già citati, colpisce anche per il suo lato di contaminazione con blues e rhythm & blues, dal soul all'italiana di Dieci piccoli indiani allo scherzo blues di Sad snack blues a cui prendono parte Veronica Sbergia e Max De Bernardi. C'è, però, anche qualche lato più debole, come il brano Boyband che è deliberatamente ironico - e di questo va tenuto conto- ma difficile da gestire nei suoi oltre 7 minuti di imitazione parodiata della musica commerciale. Oppure c'è qualche brano in cui l'influenza del pop all'italiana si fa sentire molto, come su Aprile. Gioverebbe forse un po' più di essenzialità (l'album dura 78 minuti e a tratti l'ascolto si perde) e un'ironia presa più a piccole dosi, considerando che per ogni artista quello dell'ironia è un territorio davvero difficile con cui confrontarsi.


Giulia Nuti


"Houdini" - Nuova Recensione di Fabio Antonelli

Houdini: dietro l’illusione c’è la magia!

di Fabio Antonelli


“La figura di Houdini mi ha affascinato sin da bambino. Il film con Tony Curtis - il solito falso storico, tipicamente americano – ha fatto il grosso: la morte del mago dentro la pagoda è stato un dolore almeno simile ai film con il bambino dei palloncini. Ricordate il bambino con i palloncini? Biondo, triste, solo. La cinematografia da oratorio ce lo proponeva spesso, già segnato nel suo destino da dinamiche famigliari molto complesse e, generalmente, sventure indicibili. Straziante. Il mago che non esce dall’acqua, che scompare improvvisamente, lascia un vuoto senza senso”.

Così inizia la presentazione del disco, scritta dallo stesso Beppe Donadio, nel bel libretto che accompagna questo complesso progetto musicale che sfrutta davvero al massimo lo spazio fisico disponibile per un totale di circa 80’ minuti di ottima musica e non solo, perché in realtà il disco contiene anche brevissimi sketch tra un brano e l’altro che rendono piacevolissimo l’ascolto dell’intero lavoro.

Per capire meglio come è fatto il disco occorre, però far riferimento al suo precedente lavoro “Merendine” in cui Beppe Donadio immaginava il percorso vissuto dal suo alter ego “Beppe D”, cantautore alle prime armi alla ricerca esasperata di una strada che lo porti al successo e alla fama e di cui il nuovo progetto “Houdini” rappresenta il suo naturale seguito.

Così, se già il precedente “Merendine” aveva destato attenzione e critiche molto positive, con “Houdini” Beppe si supera alla grande dando finalmente libero sfogo alla sua esuberante creatività artistica, circondandosi di artisti all’altezza e sapendo comunque tenere ben salde le briglie della sua fantasia grazie ad un’ironia incredibile.

Nasce così quello che può definirsi un vero e proprio spettacolo musicale, un contenitore in cui convivono pezzi soul, gospel, tanghi, blues, romantiche ballate, rap il tutto collegato da alcuni siparietti davvero esilaranti come ad esempio quello in cui il protagonista “Beppe D”, euforico, citofona ad un “amico” annunciandogli di aver finalmente fatto il suo secondo disco, mentre l’interlocutore, ancora mezzo addormentato malgrado suonino proprio in quel momento le campane che segnano mezzogiorno, dopo averlo a stento riconosciuto, gli replica annoiato “Un altro… ah bravo! Ma questo qui, quanto dura?”.

E’ evidente che passare in rassegna l’intero disco come sono solito fare, vorrebbe dire scrivere alcune paginate di osservazioni, cercherò allora di coglierne gli aspetti più interessanti come fossero dei flash, il resto lo lascio alla curiosità dei lettori nella speranza che sappiano cogliere l’opportunità di conoscere questo progetto davvero affascinante ed originale, inoltre ammetto che non piace solo al sottoscritto, ma è tra i preferiti di moglie e figli: un lavoro quindi, come si direbbe in politica, davvero trasversale.

Lasciatemi dire innanzitutto, che uno dei pregi di “Houdini”, è quello di essere un concept album in pieno stile, coeso, in cui tutto si incastra alla perfezione, compresi i famigerati siparietti, inseriti a tratti tra un brano e l’altro, con la ferma intenzione di dare continuità alle vicende personali del protagonista, devo ammettere che nessuno dei vari elementi, neppure dopo ripetuti ascolti danno noia ed anzi ogni volta vien voglia di riascoltare il tutto senza salti e non è pregio da pochi.

L’inizio del disco è proprio spumeggiante con la bella ballata “Tempo al tempo” che può essere interpretata come una dichiarazione d’intenti “La prima volta che visto mio padre baciare mia madre è stato da grande / La prima volta che ho scritto canzoni è stato molto più imbarazzante, perché / Da quando ho aperto la porta del cuore la gente ci vede dentro”.

Tra i brani più trascinanti citerei senza dubbio “Dieci piccoli indiani” una sorta di “Vil Coyote” sulle disillusioni del sogno americano, ma non solo, c’è uno sguardo disincantato anche verso i mali di casa nostra “Meglio fingersi di mente infermo / Che non è più di moda il reo confesso / Ho imparato a scaricare canzoni / Non volevi mica che le comprassi coglione”.

Non è da meno “L’uomo dello spazio” pezzo surreale, ma non troppo a ben ascoltare, costruito sulla melodia di “Bella ciao”, ma decisamente trasformato in un brano soul con tanto di coretti (Elena Sbalchiero e Stefania Martin le protagoniste), ne emerge comunque un non ritrovarsi di Beppe in questo mondo d’oggi, cosa che gli fa dire “Gli Umani sono strani”.

Altro brano clou è “Funerale per cantautore” in cui Beppe s’immagina persino il funerale del suo alter ego Beppe D e ad allora che c’è di meglio di un gospel in pieno black style in cui invocare il Dio del Rock, il Dio del Jazz, il Dio del Soul e il Dio del Pop chiedendo loro perché non hanno protetto Beppe D, quando era in vita, chiudendo il pezzo ironicamente così “Oh Dio del Soul, oh Dio del Jazz / Oh Dio del Rock, oh Dio del Pop / Se siete dei, guardate giù / Ci sono io vicino ai Pooh (Ahi, ahi, povero Beppe D.)” sulla melodia di ”When The Saints Go Marching In”.

C’è anche un brano, tra i più pop che è “Boyband”, cantato da Beppe Donadio con i Ragazzi Bresciani realizzato per un buon tratto a cappella con tanto di vocalizzi, percussioni vocali e chi più ne ha più ne metta, rap ed infine una chiusura dopo più di sette minuti di pezzo, in un direi pittoresco dialetto bresciano, cosa pretendere di più da una semplice canzone.

C’è spazio però anche per brani decisamente più seri e commoventi come la title-track “Houdini” un languido tango con tanto di struggente fisarmonica e lo stesso Beppe Donadio al pianoforte a donare belle coloriture, per una versione diversa della tragica fine del famoso illusionista Houdini, nella canzone non muore più per problemi tecnici ma per propria scelta, vittima sacrificale di un amore per una bella americana, un amore non corrisposto ed anzi platealmente tradito per un clown e così eccolo cantare “E invece questo è il mio nuovo finale, con un epilogo creato ad hoc / Venite, gente, c’è un uomo che muore, venite questo si chiama shock” e mi sembra già di vedere le telecamere dei talk-show e i telefonini riprendere in diretta il dramma per una successiva orgia mediatica.

Altro brano decisamente serio è “Maestrale (Berlino 1989)”, introdotto dal violino di Gazich, intenso, ma delicato allo stesso tempo, carico di speranza con le sue parole “Come marinai che si svegliano / L’alba aspetterò / Ho visto andare uomini da est / E le volontà non si piegano / E i muri vanno giù”, dedicato alla caduta del muro di Berlino.

Ci sono poi le canzoni d’amore come lo slow “Maria e gli uomini”, una vera e propria dichiarazione d’amore, in cui il protagonista si rivolge alla propria amata così “Maria, Maria / Si fossi foco arderei lo monno / la mia macchina del tempo si è rotta / e son contento di stare nel presente, io con te”, quale donna non vorrebbe sentirselo dire?

Altro brano d’amore, romanticissimo, è “Aprile” in cui Beppe intreccia la propria voce con quella molto bella di Stefania Martin, in un duetto che si chiude con i versi “Tu sei la mia vertigine profonda e vado giù / E intanto nell’estate che si offende scenderà / Acqua, Acqua”.

Forse però mi sono già dilungato troppo, rischiando di stancare chi legge e ne uscirebbe danneggiato il disco che invece merita, eccome se merita.

Sento suonare il citofono, è ormai ora di pranzo chi sarà? Vado al citofono e chiedo chi è… è mio figlio maggiore che è uscito in bici e si è dimenticato di prendere con sé le chiavi del cancello! Beh… fosse stato “Beppe D” gli avrei sicuramente chiesto “Ma, non hai ancora pronto il terzo disco? Mi raccomando devi farlo ancora più bello dello splendido Houdini”.


http://www.estatica.it/musica.php?azione=disco&artista=beppe-donadio&idDisco=14685





Beppe Donadio “Houdini”.

La difficile arte di fare il cantautore: una magia!

www.bielle.org - Leon Ravasi - marzo 2009

http://www.bielle.org/2009/PrimiAscolti/rece_DonadioHoudini.htm


Certo che fare un disco oggi è diventata un'impresa. Degna forse dell'abilità di Houdini. Questo deve aver pensato Beppe Donadio, al momento di imbarcarsi nell'operazione, difficilissima, di produrre il secondo disco. Beppe Donadio è un cantautore e pianista bresciano, che ha fatto parte dell'operazione "La nave dei folli" di Michele Gazich e che , dopo un primo disco, "Merendine" che ha avuto successo in Svizzera, è arrivato al secondo album, questo "Houdini".

Ma l'escapista di inizi novecento è solo uno stimolo che dura più che altro una canzone, quella omonima: "La figura di Houdini - dice Donadio sul libretto del disco - mi ha affascinato fin da bambino. Il film con Tony Curtis - il solito falso storico tipicamente americano - ha fatto il grosso: la morte del mago entro la pagoda è stato un dolore almeno simile ai film con il bambino dei palloncini ... Ho cercato di riabilitare la morte del mago Houdini, di darle un motivo che non fosse solo tecnico". Obiettivo raggiunto, ma Houdini è un effetto secondario del disco. Il principale è fare un concept album su come sia dificile la vita e la professione di un cantautore.

Per raccontare questo Donadio non si nega nulla: le telefonate a una radio libera, i siparietti quasi comici, le voci fuori campo (i "fini dicitori", tra cui Alessandro Ducoli) e addirittura la sceneggiatura del proprio funerale (rock, ovviamente). I nomi citati della mitologia musicale sono Jim Morrison Elvis Presley, Jimi Hendrix. Perché fondamentalmente questo è e resta una bellissimo album sulla musica, sull'amore per la musica e sulla vita che è musica e alla musica si mischia e si discerne. Non a caso la miglior canzone di un ottimo album è "Le ultime parole famose" che cita così: "C'era una volta la sala concerti / e i concorsi per Rock and roll band / autorimesse come sale prove / e pomeriggio consumatori in tre, a suonare. / C'era una volta un negozio di dischi / da cui facevamo download / elle idee ei dennati poeti / quelli dell'inganno del rock. E si suonava qualuqnue cosa / perché la musica andava di moda .... / erano le ultime parole famose / quelle che dovevano cambiarci la vita / nonostante tutto credo ancora nelle canzoni".

Donadio, dotato di una versatilità a tuta prova, ce le canta in tutti i modi: soprattutto con le belle e morbide ballatone pianistiche che fanno un poco Venditti degli esordi e molto America cantautorale o west-coast, per passare poi al rock di "Dieci piccoli indiani", al gospel di "Funerale per cantautore", al vocalese di "Boyband" (cantata da Beppe D. e i Ragazzi bresciani), al blues di "Sad snack blues", per tornare poi alle morbide ballate come "Tempo al tempo" e "Maestrale (Berlino 1989)", dedicata al crollo del muro.

Per farlo si è circondato di una serie di ottimi musicisti, in tempi successivi, come Elio Rivagli e Franco Testa che, con batteria e basso rispettivamente, costituiscono l'ossatura ritmica del'intero disco. Poi, in ordine sparso, ci sono il violino di Michele Gazich che occhieggia qua e là, chitarre elettriche ed acustiche, le voci di Elena Sbalchiero e Stefania Martin per un volume di suono totale elevato e compatto. Ma non contento, fluviale, sceglie di riempire a tappo i solchi a disposizione, per un totale che sfiora gli 80 minuti di musica, che si dipanano lungo 25 brani. Troppi? No. Però se il concept album richiede anche i siparietti parlati, l'ascolto ripetuto del disco (come sempre dovrebbe accadere e come si vorrebbe fare accadere quando un disco piace) si inceppa in questi siparietti che diventano, a gioco neanche tanto lungo, stucchevoli e fastidiosi. Perché uno dovrebbe ascoltare più di una volta la ragazzina dall'orribile accento che spiega a una radio bresciana a chi dedica un brano?

Questo capita quando non si vuole capire la differenza tra spettacolo e disco. E allora si sceglie di selezionare solo le canzoni che più piacciono: "Houdini", "Le ultime parole famose", "Dieci piccoli indiani", "Le ultime parole famose", "Maestrale", "Tempo al tempo", "Maria e gli uomini", perdendo magari per strada "Briciole", "Aprile", "Caramelle" che invece non meriterebbero di essere perse. E soprattutto frantumando il concetto stesso di concept. Difficile equilibrio da trovare, ma, diciamolo pure, queste in fondo sono note a margine.

Resta che Donadio ( o Beppe D.) ha sfornato un ottimo album da godere anche per i cambi repentini di atmosfere che rendono impossibile annoiarsi, tra un cambio di costume e l'altro. Anche se poi alla fine di tutte queste metamorfosi l'effetto generale è sfuggente come quell'Houdini che il titolo cita. Un pop-rock d'autore di grande valore e di estrema piacevolezza. Da non trascurare e da non farsi sfuggire.




“Houdini” - “RARO”, marzo 2009

recensione di Fernando Fratarcangeli


È l'inconfondibile voce di Sergio Mancinelli, con il sottofondo della sigla dell'Eurovisione, a presentare in un'immaginaria manifestazione canora Beppe Donadio ad inizio disco: “...è un cantautore bresciano che ha già al suo attivo un cd, Merendine. La canzone che ci presenta questa sera ci parla di quanto sia importante nella vita credere e sognare, ma soprattutto crescere, perchè, come dice lui, le cose accadono sempre, ma senza fretta. Tempo al tempo” - recita Mancinelli. Donadio è cresciuto molto rispetto all'album precedente. “Houdini” di presenta come un disco di grande spessore e originalità, sicuramente il suo pregio maggiore sia dal punto di vista musicale sia per la stessa costruzione del disco, i cui brani sono introdotti da gustosi siparietti (il cd ha per questo lunga durata, oltre 78 minuti) e vari riferimenti, dalla tradizionale “Bella ciao” a “Brava” di Mina. Mai banali i testi: ci piace menzionare “Maestrale”, dedicata alla caduta del muro di Berlino, “Boyband”, l'ironia dei concorsi canori, la divertente e ironica “Funerale per Cantautore”, la funkeggiante “Dieci Piccoli Indiani”, ma soprattutto “Le Ultime Parole Famose”, in difesa della musica d'autore (in riferimento anche ad Area Protetta, il qualificato programma radio di Mancinelli). Tra gli ospiti, Mark Goldenberg, chitarrista di Jackson Browne. Album che merita sicuramente di essere conosciuto e apprezzato.


Fernando Fratarcangeli

Raro” - marzo 2009


raro 0309.pdf




BEPPE DONADIO

“Un colpo di magia” - Intervista di Riki Barone


http://www.lisolachenoncera.it/interviste/?id=73 - 10/03/09


Beppe Donadio, bresciano con qualche stilla di sangue napoletano nelle vene, è uno dei “casi” musicali degli ultimi anni. Indipendente per necessità ma anche per convinzione, ha realizzato due cd di grande lignaggio e di notevole ironia, “Merendine” e Houdini, ricchi di suoni e di parole argute. Regolarmente distribuito in Svizzera, comincia a crescere la passione per le sue canzoni anche in Italia, grazie al tam tam degli appassionati e alla ricchezza e profondità di “Beppuccio”.


Dopo l’esordio di “Merendine”, che ti ha fatto conoscere e che ti ha aperto molte porte, in Italia e soprattutto in Svizzera, come ti sei approcciato al il tuo secondo disco, “Houdini”?


- "Merendine" ha cambiato molte cose nella mia vita, sotto molti punti di vista. L'ho pubblicato pensando che sarebbe finito sotto l'albero di Natale del 2006. Tutto quello che è successo dopo, totalmente inaspettato, mi ha cambiato le prospettive. "Houdini", al contrario di "Merendine", ha avuto un pubblico ad attenderne l'uscita, e cioè tutte quelle persone che con il loro affetto e apprezzamento mi hanno consegnato una certa consapevolezza di quello che scrivo e tanta responsabilità che prima non c'era. Fare un cd che non rimpiangesse per emozioni il primo era una bella prova.

Anche per questo secondo disco hai preferito uscire da indipendente assoluto: una scelta o una necessità?


- Una felice necessità, la chiamerei. Un cd come "Houdini" non me l'avrebbe “commissionato” nessuno. Ci abbiamo creduto io, il mio ufficio stampa e il mio produttore esecutivo. Puoi fare di testa tua soltanto se sei autoprodotto, e per certi versi autoprodotto io vorrei esserlo in eterno.

Personalmente apprezzo molto l’idea di inserire tra un brano e l’altro dei momenti recitati, parlati, scambi di battute e siparietti. Se questo da un lato ti caratterizza non credi però che penalizzi un po’ la continuità delle canzoni?


- Non saprei, non ho fatto troppi calcoli nemmeno sui siparietti. Sia "Merendine" che "Houdini" sono concept-album, c'è una storia comune che scorre dal primo al secondo cd. Ho pensato fosse interessante raccontare questa storia utilizzando espedienti aggiuntivi, come la recitazione. Ho sempre apprezzato l'approccio di Elio e le Storie Tese, ho sempre trovato nel loro lavoro un onestissimo "il disco è questo, che vi piaccia o no", contro ogni logica di mercato. Alcuni dei loro siparietti sono o sono stati parte del nostro linguaggio collettivo ("Facchetti, c'hai sempre e solo Facchetti...").

Con “Houdini” continui e forse rafforzi la posizione di chi va contro vento, manifestando una critica, giustissima e piuttosto esplicita, verso il decadimento di chi gestisce la musica, la povertà e a volte la totale mancanza di idee. Credi sia possibile, per te e per altri artisti, arrivare a farsi conoscere e apprezzare seguendo una via alternativa?


- Per natura io sono più propenso a pensare che arriverà l'Apocalisse Musicale, più che un Rinascimento. Un'industria senza un mercato, per quante alternative si possano prendere in considerazione, non ha futuro. Quanto al decadimento e alla mancanza di contenuti, mi spiace vedere come Musica Leggera sia oggi sinonimo di Pop, e il Pop è da tempo inteso come Brit Pop, ma non certo quello del primo Elton John, piuttosto quello da boyband tipicamente anglosassone. Cioè un vero pacco. Il cantautore potrebbe diventare anacronistico quanto la figura del poeta. Oggi non trovi più nessuno che durante una cena gli chiedi "che lavoro fai?" e lui ti risponde "il Poeta". Persistono alcuni filosofi di professione, ma sono in pochi a poterselo permettere. “Il Poeta” è una professione estinta, tipicamente dopolavoristica, o cabarettistica, come il geniale Robertetti di Guzzanti. I cantautori, gli eredi del poeta, quelli dai quali ho imparato più cose sulla vita reale che a scuola dalle opere del Manzoni, rischiano di fare la stessa fine. Forse un giorno rinascerò bellissimo, andrò nelle discoteche e mi pagheranno cinquemila euro soltanto per essere lì, e sarà tutto molto più semplice. Faccio sempre fatica a spiegarmi queste cose, e non voglio rinascere bellissimo.

Rimane il fatto che oggi, rispetto ad anni fa, ci sono molti più musicisti che suonano, mentre forse le opportunità per poter farsi notare sono meno. Anche on line arriva prima chi è più potente.


- Chi è più potente arriva dappertutto, e spesso prima degli altri, in tutti i campi. Ma devi avere anche qualità. Il papà con i soldi non è sufficiente. O almeno non sempre. Quanto alle opportunità, alla tv dei ragazzi (Mtv) c'è tanta musica e c'è anche tanta musica dal vivo. Non credo manchino le occasioni, se sei giovane e sai cosa significa stare su un palco. Quella che è completamente ignorata è la fascia di pubblico dei quarantenni, che non sono più un target commerciale. Eppure quella fascia è ancora disposta a spendere dei soldi per andare ai concerti, per avere un cd, una custodia e un libretto con i testi. "Area Protetta" di Sergio Mancinelli sta a dimostrarlo. Avevano anche tentato di chiuderla, perché per qualcuno era una formula vecchia. Mandare musica per radio non è mai una formula vecchia. E' come cambiare le preghiere in chiesa perché si recitano sempre le stesse.

Se “Merendine” era un disco abbastanza equilibrato, “Houdini” musicalmente è effervescente e si nutre di stili anche molto diversi. Mi sembra anche un disco nel quale tu ti sei divertito molto a suonare e a far suonare molti musicisti


- Sì, a guardarlo da fuori, una volta finito, "Houdini" è stato un disco open-source. Ho costruito una struttura nella quale inserire le parti soliste di ognuno con la massima elasticità di esecuzione ed ispirazione. Mettere insieme una band di professionisti e chiudersi un mese in studio sarebbe stato bello, ma i limiti di un'autoproduzione non lo consentono. Credo molto al lavoro creativo in fase di registrazione e ad una buona “sceneggiatura”, che è insieme rigore e allo stesso tempo, se rispettata, massima libertà espressiva.

E’ stato complicato gestire le varie parti affidate ai diversi musicisti?


- La costruzione di “Houdini” è stata la stessa di quella di “Merendine”. Diciamo che sapevano tutti come si sarebbe svolto il lavoro. Massima disponibilità da parte di ognuno, a partire da Elio Rivagli e Franco Testa, che anche qui sono la struttura portante di tutto: dopo le registrazioni di "Merendine", ho atteso tutto questo tempo pensando a loro, perché si potesse nuovamente ripetere l'esperienza.

Il primo singolo, Le ultime parole famose, canta di quelle canzoni che possono cambiare la vita. Mi è sempre piaciuto, anche se forse banale, conoscere i gusti dei musicisti: dimmi qualche canzone che ti ha cambiato la vita.


- "The Pretender" di Jackson Browne, "Summer, Highland Falls" di Billy Joel e le hits di Umberto Tozzi (tutti avrebbero voluto scriverne almeno una così, anche se lo negano...).

Un’altra domanda forse banale ma che sicuramente interessa a molti: come hai fatto a coinvolgere in questo progetto un chitarrista come Mark Goldenberg, che ha suonato spesso con Jackson Browne?


- Potere di MySpace e di Jackson Browne. Con estrema disponibilità Mark ha ascoltato i brani sulla mia pagina di MySpace, ha voluto dei premix delle nuove canzoni e dopo un paio di settimane me li ha fatti ascoltare con le sue chitarre sovraincise. Poi una mattina è arrivato un dvd dalla California con queste chitarre in formato audio, con le sue impostazioni di suono personali, che abbiamo messo, non senza emozione e senza alcuna modifica, su Maestrale, Le Ultime Parole Famose e Tempo al Tempo. Mark ha detto di essersi divertito e di aver apprezzato. Il devoto del rock ha messo la busta col timbro postale di Valley Village in cornice, in perfetto stile "collector's item".

In Italia invece queste partecipazioni diventano spesso problematiche.


- La prossima domanda?...

Due parole adesso sul titolo, “Houdini”, che in realtà è una seconda scelta…


- L'album si sarebbe dovuto chiamare "Funerale per Cantautore", con una copertina-epitaffio, la band raccolta al mio capezzale, qualcuno triste, qualcuno meno. Avremmo esorcizzato la Signora con la Falce, avremmo ironizzato sulla figura del cantautore, perchè oggi – il cantautore – se lo filano in pochi. Poi la canzone "Houdini" si è portata via quel titolo, credo per la riuscita del brano e per il ruolo del cantastorie, che ha aspetti vicinissimi a quelli del mago. Una canzone riuscita è come lo stupore degli anelli che si intrecciano, o delle corde che le tagli e si riattaccano sempre, da sempre. E la canzone “Houdini” parla proprio di un numero magico perfetto, con un finale a sorpresa, unico e forzatamente irripetibile. “Funerale per Cantautore" resta una dignitosa, rischiosa, seconda di copertina.

Parliamo adesso del live. La presentazione bresciana, al Centro Lucia di Botticino, è stata fatta con una formazione extra large, mentre a volte ti presenti ridotto all’essenziale, voce, piano e il violino di Michele Gazich.


- Michele Gazich mi onora della sua amicizia e presenza artistica. Ha suonato con molti dei songwriters d'oltreoceano (Eric Andersen, Mark Olson, Michelle Shocked) e conosce il mondo dei cantautori per mille collaborazioni anche in Italia. Diciamo che sa meglio di chiunque altro cosa significa inserirsi in un testo cantato, anche perché è un produttore, oltre che un musicista. Quando non è in America, o in qualche altra parte della terra emersa, suoniamo insieme con grande entusiasmo. Le mie canzoni nascono al pianoforte. Alla prima occasione le presenterò dal vivo in questo modo, è un progetto che inseguo da tempo.

Spieghiamo anche della tua “fama” in Svizzera. Come hai fatto a farti conoscere e ad avere una distribuzione?


- È stata la forza del passaparola, l'unica grande risorsa per un artista autoprodotto. Nel negozio di dischi del centro di Locarno c'era un programmatore radiofonico della RTSI. Ascoltò "Merendine", e trovò che Subliminale aveva le caratteristiche per essere un singolo radiofonico. Si prese la responsabilità di mandare in onda quel brano per due settimane. Un altro speaker si affezionò a Niente di Niente, altra canzone da “Merendine”, che fece lunga strada nel palinsesto notturno. Ai tempi di Subliminale, con un po’ di intraprendenza, ci organizzammo un concerto al Teatro del Casinò di Locarno, nell'estate del 2007, e lì qualcuno si accorse che c'erano buone canzoni e un buon concerto. Ora ho spesso un posto nei palinsesti dei teatri del Ticino, e soprattutto non dobbiamo più organizzarci i concerti da soli. La distribuzione, senza chiedere edizioni, vincoli o accordi particolari, si presentò una mattina in un bar del centro. In due settimane il mio cd era nei punti vendita tradizionali, supermercati, megastores, negozi locali. Non che in Svizzera si vendano più cd che qui, ma almeno non ho dovuto pregare in ginocchio nessuno.

La distribuzione in Italia è invece tradizionale?


- Dopo un paio di queste preghiere ho pensato che fosse il caso di autodistribuirmi. I miei cd si trovano ai concerti, come fanno tutti ormai. In alternativa preferisco la posta prioritaria, anche perché nessuno diventa ricco con il download digitale. Hitchcock esigeva che il cinema chiudesse le porte, una volta che “Psycho” era cominciato. È un po' drastica come cosa, non so nemmeno se corrisponda a verità, ma se lo fosse io la penso più o meno così: credo che ascoltare per intero i due cd abbia un valore aggiunto. Il singolo, Le Ultime Parole Famose, è scaricabile gratuitamente sul mio sito, ed è il mio omaggio personale a Sergio Mancinelli, che presentò “Merendine” dalle frequenze di Radio Capital, prima che il programma venisse cancellato contro il volere di un intero popolo di amanti della musica intelligente e con una scelta di mercato suicida. Sono felice che “Area Protetta” sia rinata, e che la radio libera, “ma libera veramente”, abbia ancora voce. Devo molto a Sergio per tutto quanto è successo in seguito.

Quali sono adesso i tuoi progetti futuri?


- Ho un piccolo ufficio di promozione che mi supporta per "Houdini". Tre anni fa ci siamo praticamente inventati questo mestiere, siamo una specie di ristorante a conduzione familiare. Maria, la mia compagna, ha grande merito in tutto quello che è successo sino ad oggi. Ora, come ogni mago che si rispetti, sparisco. Ciao Ricky.





"Houdini" - recensione

Extra Music Magazine - Gabriella Stufano - marzo 2009


http://www.xtm.it/DettaglioEmergenti.aspx?ID=8180



"Donadio: concerto con Massimo Luca e singolo contro alcol e groghe"

Giornale di Brescia - Andrea Croxatto - 26/02/09

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"Houdini" - recensione

L'Eco di Bergamo - Ugo Bacci - gennaio 2009


Beppe Donadio è un cantautore bresciano senza contratto. I dischi se li produce per conto suo, cosa che oggi è più frequente di quanto non si creda. Il primo album, “Merendine”, è servito per aprire qualche varco radiofonico, ora “Houdini” ha l’ambizione di andare un pò più in là. Beppe del resto lo meriterebbe. Scrive canzoni con buona sicurezza melodica e armonica, e sa come governare le parole di “Tempo al Tempo” o “Dieci Piccoli Indiani”. Tra una canzone e l’altra Donadio mette dei piccoli sketch vocali, ironici, eloquenti, capaci di inquadrare il senso dei brani. Nonostante l’autoproduzione “Houdini” è un disco ben fatto. Dunque un disco da ascoltare. Cercate su MySpace.


eco di bergamo.tif



"Houdini" - recensione

L'Isola che non c'era - Ricki Barone - 11/11/2008


Houdini, dopo l’ottima accoglienza riservata a “Merendine” del 2006, è per Beppe Donadio un autentico banco di prova. In tempo di calcoli, strategie, scelte oculate e ponderate, dove le valutazioni di mercato vengono prima di quelle artistiche, un disco come questo paradossalmente potrebbe “spaccare”. Perché ha canzoni bellissime, ha ritmo, dolcezza, malinconia e vivacità, perché ha testi straordinari, perché non fa calcoli ma punta alla sostanza delle canzoni, che non scivolano via ma entrano sottopelle. Un album che continua il racconto, iniziato con Merendine, della vicenda di Beppe D., cantante abituato alle porte in faccia, ai no, ai rifiuti ma che non demorde e grida il suo bisogno di un mondo – non solo musicale – migliore, che gli conceda almeno una possibilità. Una  storia fatta di canzoni e di gustosi siparietti recitati da grandi voci come quella del compianto Oreste Rizzini, noto per essere stato la voce italiana – tra gli altri – di Michael Douglas e di Gerard Depardieu, oppure di Sergio Mancinelli, già speaker di Radio Capital e ora a Radio Rai Uno. Le canzoni dicevamo, quasi tutte bellissime. Alcune struggenti: Tempo al tempo, che racconta di una vita che scorre ma che per essere compresa deve dare “tempo al tempo”, Maestrale, dedicata alla caduta del muro di Berlino, la title-track Houdini, bossa argentina con la fisarmonica di Fausto Beccalossi in bella evidenza, Caramelle, gioiellino per i “deboli di cuore”. Altre trascinanti: Dieci piccoli indiani, una sorta di “Vil Coyote” di Finardi pungente e ironica, oppure L’uomo dello spazio, volutamente scritta sulla scia musicale di Bella Ciao. Altre ancora quasi perfette: La mia idea del futuro, tra Ivano Fossati e Sting. Sorprendente è Boyband, che ironizza – alla grande – sui concorsi canori, con partenza in stile Neri per caso, transito per il rap e conclusione con la recita di una poesia del Cibaldi, con le voci di Alessandro Ducoli (dialetto bresciano) e di Sergio Isonni (italiano). Chiudiamo con il primo singolo, Le ultime parole famose, che ricorda i tempi in cui la musica era una cosa seria anche quando era leggera e “chiede” che ci sia ancora qualcuno a proteggere quelle canzoni che “possano cambiarci la vita”. Ospiti del disco Mark Goldenberg, chitarrista di Jackson Browne, Michele Gazich violinista giramondo, Franco Testa (basso), Elio Rivagli (batteria), Veronica Sbergia (voce) e Max De Bernardi (national guitar). 


http://www.lisolachenoncera.it/recensioni/?id=241




"Terra Ciao" - Pier Andrea Canei / Playlist

Internazionale - 7/13 novembre 2008


  1. 1.1.Peter Gabriel “Down to Earth” [...]

  2. 2.2. Vinicio Capossela “La Faccia della Terra” [...]

  3. 3.3. Beppe Donadio “L’Uomo dello Spazio”

“Una mattina mi son svegliato / c’era un iceberg nel giardino di casa...”. Comincia così, partendo dalla tangente di Bella Ciao per arrivare al polo squagliato, l’eco-ballata di Beppe il bresciano, cantautore che nel suo nuovo Houdini si propone come un Fregoli del pop italico, esibendosi nello spettacolo d’arte varia di uno innamorato del proprio estro. Forse c’è qualche compiacimento di troppo (gli intermezzi annunciati, stile festival della canzone, non sono mai un buon segno e ottanta minuti di album sono tanti), ma c’è una salutare varietà di spunti e di stile, e un capace riciclaggio di parole pulite.


Pier Andrea Canei


canei.pdf




"Beppe Donadio a Fegiz Files"

Giornale di Brescia - 02/11/2008

fegiz files.tif




"Beppe Donadio - Houdini"

Andrea Rossi - 25/10/08


Sono passati meno di 2 anni da quando "Merendine", l'opera prima del semisconosciuto Beppe Donadio, fece saltare sulla sedia parecchie persone. Canzone d'autore di magnifica fattura, testi e musica splendidamente combacianti, in un viaggio sonoro al limite della perfezione, come solo i grandi dischi dei grandissimi autori sanno regalare. Da allora molte cose sono cambiate, e se Donadio non è ancora un protagonista delle charts, è ugualmente vero che molti aspettavano al varco l'uscita di questo suo nuovo lavoro. Per vedere se l'opera precedente era un "figlio perfetto", e per questo irripetibile, probabilmente infarcito delle canzoni di una vita come capita normalmente per i dischi d'esordio. Se insomma, per farla breve, "lo strano caso di Beppe D." tendesse già all'esaurimento. "Il secondo album è sempre il più difficile nella carriera di un artista", recitava a suo tempo il prode Caparezza, che con la musica di Donadio c'entra come i cavoli a merenda. Quindi? Quindi rilassiamoci. Nulla è andato perduto. Nulla della carica vitale, nulla dell'incredibile forza propulsiva della scrittura di Donadio è andato smarrito per strada. "La mia idea del futuro", "Tempo al tempo", "Maestrale", "Maria e gli uomini": l'opera seconda del cantautore bresciano, questo magico "Houdini", è, se possibile, addirittura superiore allo stupefacente "Merendine". Questo, però, deve responsabilizzare chi sta leggendo queste righe. Se era permesso essere distratti due anni fa, quando Beppe era (come detto) un illustre semisconosciuto, ora non avete più scuse. Ora che di lui cominciano (finalmente!) a parlare in tanti, sarebbe davvero un delitto non procurarsi questo disco. Saremmo costretti a dire, citando Nanni Moretti: "Continuiamo pure così, facciamoci del male...". (Andrea Rossi)

http://www.musicmap.it/recdischi/new.asp?id=1777




"Beppe Donadio - Houdini"

Furio Sollazzi - 22/10/08

http://www.miapavia.it/articolo.cfm?id=7163



- " Houdini" - recensione

www.mescalina.it - Vito Sartor - dicembre 2008


Dopo Merendine (2006) e un po’ di psicanalisi, Beppe Donadio ritorna più brillante che mai con una seconda opera musicale dedicata alla magia della vita, o meglio, allo stupore che la magia della vita esercita su grandi e piccini: scherzi a parte, sorvolando su paure e sui sogni dell’autore, beato Beppe che sa ancora sognare duro, il suo forma mentis e il suo stile sono una conferma e si presentano tali e quali a un tempo. Houdini è ancora una volta un disco raccontato, sciolto, autobiografico, riemergono le stesse avventure di un tempo, forse qualcuna in più di ieri, ma riemerge soprattutto la voglia irrefrenabile di raccontarsi anche nei lati più intimi, all’apparenza banali, della vita, la sua specialità è di auto ironizzare il passato e il presente, mettendosi in mostra senza lasciarsi andare a risentimenti, o alla tristezza malinconica che spesso attanaglia tanti suoi colleghi nella musica d’autore.

Ancora presenti i siparietti che il cantautore bresciano utilizza per introdurre i brani o semplicemente per raccontare la sua vita, di nuovo l’esperienza dei provini, oggi presentati attraverso una simpatica presa in giro in stile X Factor, piuttosto che immaginare di sentire i propri pezzi fuoriuscire dall’etere delle stazioni radiofoniche: tutti i pezzi, nessuno escluso, sono strutturati da un complesso tecnico strumentale considerevole (molti i musicisti chiamati a raccolta), per questo l’album in questione ha un suono maturo e ricco di riferimenti che a volte cadono nel classicismo del pop-italico (“Caramelle” e “Boy Band”), altre volte si immergono attraverso piacevoli atmosfere che rimbalzano tra classic-rock e folk (“L’uomo dello spazio”, “Aprile”), fino a re-inventare la sua canzone d’autore dietro lo strumento che lo ha accompagnato fino ad oggi (“Houdini”); il pianoforte.

Non si può dire che le canzoni di Houdini sono delle bordate emozionali, spesso i pezzi scivolano via anche quando trattano argomenti impegnati come la splendente “La mia idea del futuro” o “Maestrale”, ma Bebbe Donadio riesce quasi sempre a colpire nel segno senza sconvolgerti il cuore a suon di emozioni.

Possiamo promuovere quindi questa seconda opera dal titolo misterioso, considerando Beppe un cantautore di nuova generazioni, capace di scrivere e di suonare, pronto una volta per tutte a prendere il posto dei tanti “nonnetti” (non certo per età anagrafica quanto per lo stile) della canzone “autoralpopolarnazionale”, ormai prossimi a un pre-pensionamento in quanto stancamente fermi ad invadere la scena.


http://www.mescalina.it/musica/gruppi/recensioni_emergenti.php?id=494




- "Beppe Donadio: Houdini è un album da dieci e lode"

Musicalnews - 17/10/08

http://www.musicalnews.com/articolo.php?codice=13837&sz=3



- "Canzoni che non scivolano come illusioni"

La Voce del Popolo - Ricky Barone - 10/10/08

lvp.pdf



- "Houdini- Beppe Donadio, un cd da incorniciare"

Musicalnews - 09/10/08

http://www.musicalnews.com/articolo.php?codice=13751&sz=4




- "Beppe Donadio live@ Teatro Centro Lucia (Botticino Sera- Bs), 04/10/2008"

Musicalnews - 05/10/08

http://www.musicalnews.com/articolo.php?codice=13714&sz=4



- "Donadio si libera dalle catene"

Giornale di Brescia - Andrea Croxatto - 06/10/08

GDB_061008_jpg.pdf



- "Donadio, giochi di prestigio in note"

Giornale di Brescia - Maurizio Matteotti - 23/09/08

gdb_230908.pdf



- "Houdini in musica col cantautore Beppe Donadio"

la RegioneTicino - Luca Berti - 25/09/08

lrt_250908.pdf



- "A Manerba con Battaglia JR, Donadio ed emergenti

Bresciaoggi - 24/08/08

galamusica.pdf







RASSEGNA STAMPA MERENDINE







www.radiostar.it / 14.11.2007


Ore 21:50

…e appena lancio il brano che è nella sua pagina, mi si stampa un sorriso in faccia che quasi con stupore riesco a riconoscere.

Fantastico.

Fantastico perchè: 3-5 secondi e già il suo brano tira fuori tante di quelle cose che poi per i secondi successivi non smentisce, anzi.., accresce.

Una composizione di strumenti e voci su una melodia che riesce al volo a prenderti e a darti modo di scoprire di cosa sia capace il caro Beppe,(spero non se ne voglia per il caro, ma la comunicativa del brano questo mi ispira al volo).

Quindi di corsa a sfogliare tutto quello che si può sfogliare di lui, serve ancora una conferma, che puntualmente arriva!

Arriva e io non so se essere felice di questo o meno, si perchè come sempre mi capita di pensare “ma le case discografiche cosa cercano” in questo caso mi chiedo, ” ma dove cavolo cercano le case discografiche”.

Tutti i brani sono davvero fatti molto bene e mai come in questo caso tralascio qualsiasi difetto di mix, che tra le altre cose dovrei cercare a livelli davvero alti, ma quello che c’è di arrangiamento e di cuore in questi brani davvero valgono la pena di essere ascoltati… Un velo di romaniticismo.. forse, che per i più schizzignosi sarà sicuramente stracciato dalla completezza dei brani e dalla cura che ne esce, tanto da far sembrare tutto semplice e facile come una serata tra amici.

Non tutti, secondo me, adatti al suo creatore, nel senso che qualche brano potrebbe essere cantato con una più incisività da qualche voce diversa, avrei anche delle idee ma me le tengo (tanto a che serve fare nomi grossi).

Qulche minuto tra i santi e i navigatori credo che bastino a chiunque per dire la sua, ma vi consiglio vivamente di non fermarvi a questo, Brescia ci ha regalato un’artista che davvero sa fare bene.

di seguito copio e incollo la sua pagina, (oggi mi risparmio a favore di qualcosa che mi si e mosso dentro).


Nato a Brescia nel 1968, Beppe Donadio studia il pianoforte classico sino all’età di 14 anni. È autodidatta per la successiva formazione strumentistica e vocale. Esperienza live dal 1990 come tastierista, pianista e corista. Sonorizza corti cinematografici dal 1994 ed è autore di musiche e testi dal 1996. Dopo “I Favolosi Becchi” (revisione di standards pop), “Io&Annie” (breve viaggio nella canzone d’autore americana, da James Taylor a Joni Mitchell, a Jackson Browne) e “Honkycats” (The Songs of Elton John & Bernie Taupin - tributo) e dieci anni di composizione, è arrivato “Merendine”, il primo cd, da lui interamente scritto, composto e prodotto. Registrato con una sezione ritmica d’eccezione (Franco Testa, basso, Elio Rivagli, batteria) ed uno stuolo dei migliori strumentisti bresciani, “Merendine” è un concept-album che narra delle vicissitudini di Beppe D., aspirante cantautore in cerca di contratto.





"MERENDINE INTELLIGENTI"

www.loudvision.it - 02/01/2008 - Fabio Negri


No, perché adesso diciamocelo schiettamente in faccia: gli indipendenti contano, spesso, più di tutta la fuffa che troviamo in bella mostra sugli scaffali, nelle vetrine e anche su iTunes.

Diciamocelo chiaramente che c'è qualcuno che per mezzo di un bislacco passa parola riesce a farti fesso, a lasciarti come un ebete con il tuo splendido lettore mp3 a perdere fermate della metro, ad allungare i giri, a prendere del freddo nella pianura padana prima dell'alba e a farti pensare che tutto sommato i cantautori in Italia non sono affatto morti, ma sono soltanto una categoria piena zeppa di mummie.

Beppe Donadio ci racconta in una sorta di audio libro musicale, l'odissea di un aspirante cantautore che necessita di un contratto per fare in modo che la sua espressione artistica possa - in qualche modo - arrivare a un pubblico più vasto dei quattro amici nella taverna.

Poi sembra che ci prenda tutti quanti in giro: o suona questi pezzi da svariati anni (minimo un decennio per la maturità che spesso vi si riscontra), oppure è un fottuto genio. Propenderei per la seconda, aggiungendo a questo il fatto che apparentemente queste sono canzoni tutte con un'anima blues mutuata dall'Elton John non ancora rincoglionito, a tratti da quei paesaggi che conosciamo perché Sergio Cammariere ce lo hanno sdoganato fino al Cellamare meno ovvio e iperlustrato (insomma quello che ci ha regalato belle canzoni, per intenderci).

Un concept ironico sulla discografia che non avrebbe avuto alcuna speranza se non indipendente di vedere la luce (del laser, ovviamente), un disco che alla fine ci vuole della pazienza per trovarlo ma che ripaga in ogni istante con freschezza, intelligenza, spirito e - diciamolo davvero - divertimento. Poi come possiamo lasciar perdere il fatto che anche a lui stiano simpatici (tutti) gli alieni?

Un disco lungo eppure troppo godibile, mai sopra le righe o "intelligente per forza" che si sviluppa in episodi che hanno un marchio originalissimo di fabbrica (anche nel testo senza le "r" come consigliato dal capace discografico) ma che non si assestano su una sola cifra stilistica. Fra le altre, il noir di "Naso Di Plastica" non sfigura affatto messo là prima di "Fab Four Blues" che è un elegante saluto ai baronetti o dopo "Subliminale".

"Ci sono posti al mondo che se li mangia il tempo". È così che inizia "Merendine", e c'è ancora tanto da ascoltare prima di arrivare al finale di "un songo ad occhi aperti e un lungo applauso sarò". Indipendente fino in fondo, irriverente forse soltanto a metà, con tanta voglia di divertirsi e divertire anche là dove il tema generatore è stata senza dubbio una grande amarezza.

Ma soltanto a me, ogni tanto, viene in mente l'attitudine di Stefano Benni, ascoltando Donadio?

Beppe, in tutta onestà, io sono di Pavia... La prossima volta che passi me lo fai un pezzo dei Nirvana? Lo so, te l'hanno già chiesto, ma io ero su Marte.


Fabio Negri




"UN ANNO DI MERENDINE"

Beppe Donadio + band in concerto

Botticino Sera (BS), 15/12/2007


Canzoni lunghe fino a sette minuti non si ascoltavano dagli anni Settanta: anche dal vivo Beppe Donadio è stato generoso come in "Merendine".

Accompagnato da un ottimo gruppo nel quale si sono distinte le due coriste, venerdì 7 dicembre 2007, al Centro Santa Lucia di Botticino, ha infatti ripercorso l'intero disco d'esordio (e due anteprime del prossimo), davanti a un pubblico purtroppo esiguo, inversamente proporzionale al valore dell'artista sul palco.

Più di due ore di concerto dove ogni canzone è stata intercalata con gli aneddoti divertenti della sua partecipazione a concorsi canori e festival di provincia, o con i racconti altrettanto auto ironici sulle difficoltà della produzione in proprio.

"Piano man" come i suoi riferimenti anglosassoni: Elton John prima maniera, Jackson Browne (di cui ha cantato la celebre "The road") e soprattutto James Taylor che ha scelto come musica di sottofondo per accompagnare l'entrata del pubblico, teneva spesso lo sguardo sul suo strumento preferito, faticava a rivolgersi al pubblico, per una timidezza e riservatezza innate che sono anche compagne ideali del suo understatement e del suo humour raffinato. Non a caso per la copertina dell'album ha scelto uno scatto dove ha il bavero alzato, le mani chiuse quasi a proteggersi e nascondersi fino a non essere riconoscibile.

Beppe Donadio è spontaneo e simpatico, persino ottimista nonostante quel velo di malinconia, quella nota tenuta di nostalgia che intenerisce il cuore ai navigatori e ai santi della canzone che apre il CD e il concerto, nonché agli ascoltatori, anche loro - come lui - "affetti da affetto latente", scolari un po' imbranati e innamorati della più bella del Liceo, oppure vittime di amori finiti e di donne di plastica, con lo sguardo al cielo in attesa di un alieno che li salvi, senza meta sull'auto, a mezzanotte in giro per la città, sperando che un bravo ragazzo sposi la loro figlia.

Le sue canzoni, ognuna una sorta di mini storia, ti entrano subito dentro e dopo poco già si canticchiano, segno che - come ha spiegato tra gli altri anche il maestro Nicola Piovani - ne decreta la validità.

Cantautore trasversale, eclettico, un misto di tante citazioni difficile da classificare, Beppe Donadio scrive testi intelligenti: finalmente, ci si permetta di aggiungere viste le decine di "amore", "anima" e "realtà" che riempiono le canzoni contemporanee, parole diventate luoghi comuni e che lui stesso sbeffeggia nel "ciclostilato" giallo consegnato all'ingresso. Un documento in linea con la sua vena nostalgica anche nella veste grafica, ricco di omaggi colti, ad esempio agli Steely Dan, e di numerose considerazioni argute sulla musica e i musicisti, sui cantautori e il mondo discografico.

Come quella che viene anche a noi quando lasciamo contenti il teatro, stringendo tra le mani una merendina lanciata dalla band al termine del concerto: perché per ascoltare un ottimo disco si devono scovare quelli prodotti in proprio?


Alberto Albertini




"BEPPE DONADIO: MERENDINE"

www.miapavia.it - 15/11/2007 - Furio Sollazzi


Ci si domanda come mai le “majors” non si siano ancora accorte di lui e non gli abbiano offerto un contratto serio. Ma forse è lui stesso a darci una risposta, proprio con le sue canzoni in questo suo primo album strutturato come un radiodramma (con tanto di parlati e rumori) in cui il protagonista tiene un’audizione al cospetto di un discografico presentando ogni canzone come una critica ironica ad un sistema obnubilato dalle regole del mercato.


"Merendine" è un concept-album il cui filo conduttore è (apparentemente) l'audizione che gli permette di navigare tra più generi musicali (splendida Merendine e divertente Subliminale, parodia degli 883) fino al blues di "Fab Four Blues", tributo ai Beatles.


Finalmente un cantautore che canta; non ulula, non si lamenta, non urla e non bofonchia.

Il suo background è costituito da pop-rock-blues (soprattutto british), ma ha imparato molto bene la lezione dei migliori cantautori nostrani.

Possiede le potenzialità di un Battisti, la penna di un Ron, la lievità di un Concato, la poesia di un De Gregori, l’ironia di un Rino Gaetano e, soprattutto, la capacità di raccontare storie scrivendo canzoni ben costruite, ben arrangiate, ben cantate.


Beppe Donadio, bresciano, ha studiato il pianoforte classico sino all'età di 14 anni.

La sua esperienza live inizia dal 1990 come tastierista, pianista e corista in formazioni locali. Sonorizza corti cinematografici dal 1994 per il regista cremonese Antonio Capra. Nel 1993, nei Favolosi Becchi, rivisita classici del pop; nel 1999 fonda con il bassista Massimo Saviola "Io&Annie", formazione musicale acustica che rende omaggio alla canzone d'autore americana (James Taylor, Jackson Browne, Joni Mitchell). "Io&Annie" aprono in più occasioni i concerti di Riccardo Zappa.

Dal 2000 al 2002, insieme ad Elena Sbalchiero e Stefania Martin, è pianista e cantante per "Blues Benzo Band", band rock-blues bresciana. In epoca di tributi, "Honkycats - The Songs of Elton John & Bernie Taupin", nel 2002, è un rispettoso omaggio musicale al piano-man inglese.


Scoperto in “Area Protetta” da Sergio Mancinelli di Radio Capital, "Merendine" è il primo cd di Beppe Donadio, da lui interamente scritto, composto e prodotto, registrato con una sezione ritmica notevole (Franco Testa al basso, Elio Rivagli alla batteria) ed uno stuolo di strumentisti bresciani (Lorenzo Lama, Enrico Catena, Elena Sbalchiero, Stefania Martin).



"QUIBRESCIA" - N. 34 - novembre 2007

"A suon di Merendine" - di Andrea Croxatto

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"IL PERSONAGGIO: BEPPE DONADIO"

"Il cantautore in concerto al Dimitri" - La RegioneTicino - Mercoledi 24/10/2007 - di Luca Berti

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"LE MERENDINE DI BEPPE DONADIO

RTSI - www.rtsi.ch - venerdi 26/10/2007

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"BEPPE DONADIO, IRONIA IN MUSICA"

Il Corriere dell' Umbria, 21/10/2007 - Pierluigi Sbaraglia

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"VISIONINMUSICA, C'E' BEPPE DONADIO"

Corriere dell' Umbria, venerdi 19/10/2007

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"LE MERENDINE DI DONADIO" - jpeg

TerniSì - venerdi 19/10/2007 - Pio Paolo Bocca

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"SONO SOLO MERENDINE"

Il Giornale dell'Umbria - Giovedi 18/10/2007 - di Arnaldo Casali


Venti “merendine” tutte da gustare, tra musica, spettacolo e ironia. A offrirle gratuitamente al pubblico ternano la Circoscrizione Interamna e l’associazione Visioninmusica, che per venerdì 19 ottobre all’auditorium Gazzoli hanno organizzato (a ingresso libero) il concerto di Beppe Donadio. Una prima assoluta per l’Umbria, nel corso del quale il cantautore bresciano presenterà il suo album di esordio – “Merendine”, appunto – in quello che si preannuncia come non una semplice esecuzione di canzoni ma uno spettacolo teatrale a tutto tondo.

Autentico concept album, “Merendine” racconta infatti la tragicomica audizione di Beppe D., cantautore “impegnato” che si trova suo malgrado, a doversi adeguare al ruolo di idolo del pop, con canzoni capaci di spaziare dal pop al blues, dalla canzone d’autore fino al jazz, intervallate da veri e propri siparietti tra Beppe e il cinico discografico Max.


Sul palco del Gazzoli il cantautore sarà affiancato da Enrico Catena, (batteria e percussioni) Fausto Ongarini (basso e contrabbasso), Giovanni Rovati (chitarre), Stefania Martin (cori) e Giancarlo Zucchi (tastiere).


“Quello del concerto organizzato con la circoscrizione Interamna è un appuntamento giunto ormai al terzo anno – commenta Silvia Alunni, presidente dell’associazione Visioninmusica – e che ha sempre portato grandi successi e fortuna ai talenti emergenti a cui abbiamo dato spazio: basti pensare a Petra Magoni e Ferruccio Spinetti, che abbiamo avuto qui nel 2005 e che sono ormai richiesti in tutta Europa”. “La cosa più bella – aggiunge Alunni – è il rapporto di fiducia che si è creato con il pubblico, che considera ormai “Visioninmusica” una garanzia di qualità”.


Classe 1968, Beppe Donadio ha già oltre quindici anni di carriera alle spalle come pianista e “Merendine” rappresenta il suo album di debutto come cantautore. Autoprodotto, il disco è uscito nel maggio del 2006 e - paradossalmente – è distribuito in Svizzera (dall’etichetta Disques Office) ma non in Italia, dove si può acquistare per ora solo attraverso il sito internet dello stesso cantautore www.bepppedonadio.it.


Come è nato il progetto “Merendine” e l’idea di dedicare un intero album al mondo spietato dei discografici?


“In realtà non sono certo il primo ad ironizzare su questo argomento, basti pensare al Bennato di “Sono solo canzonette” e più recentemente a Simone Cristicchi. Certo nasce anche da un’esperienza personale, perché questo album me lo sono registrato e prodotto da solo, mettendoci dentro una decina di anni di lavoro. Io non ho una casa discografica e anche adesso il disco devo promuovermelo da solo, facendo leva sul passaparola. In questo devo dire che mi ha aiutato moltissimo Sergio Mancinelli di Radio Capital, che ha dopo aver ascoltato il disco ha cominciato a mandarlo in onda con grande successo. Un successo inaspettato, devo dire, perché in fondo io ho registrato questo disco fondamentalmente con l’idea di fare qualcosa da regalare agli miei amici e da lasciare ai miei figli. Insomma era un prodotto destinato ad un uso quasi privato e invece in Svizzera, con il passaparola, sono arrivato alla radio nazionale e ai grandi teatri”.


Come ha iniziato la sua carriera?


“Sono nipote d’arte, perché avevo una nonna pianista e quindi ho cominciato sin da piccolo a suonare il pianoforte. Poi ho scoperto Billy Joel, Elton John e tutti i cantautori che si accompagnavano con il pianoforte. I miei primi modelli sono stati i cantautori americani come James Taylor e Jackson Browne, poi ho scoperto che la lingua italiana ha delle potenzialità e una musicalità che valeva la pena di sfruttare”.


E’ difficile fare il cantautore in Italia?


“Non è facile fare cose tue quando sei sconosciuto. Soprattutto nei locali, per questo ora suono solo ed esclusivamente nei teatri; perché a me piace dialogare con il pubblico, non suono musica che fa ballare. Una volta durante un concerto a Pavia un ragazzetto di quindici anni mi ha chiesto di se gli facevo un pezzo dei Nirvana: è nata così “Subliminale”, il primo singolo estratto dall’album, che parla di un cantautore costretto al ruolo di rockstar e attorno al quale ho costruito poi tutta la storia di “Merendine”.


Come riesce ad andare avanti senza una casa discografica?


“E’ molto difficile. Io ho cercato di farmi da solo una casa discografica in miniatura, con tanto di piccolo ufficio stampa. Attualmente sono in giro almeno 2500 copie del mio album. Le canzoni piacciono e la gente le impara, e questa è la cosa più importante”.


D’altra parte oggi il mercato discografico è sempre più in crisi, e anche molti big della musica internazionale hanno scelto di vendere direttamente su internet le proprie canzoni.


“E’ vero, anche se capisco che per questo poi le etichette non hanno soldi da investire. Se io produco ravioli e accanto a me apre un negozio che li regala mi passa la voglia di fare questo lavoro, quindi non posso dare la colpa ai discografici di questa situazione: un’industria che non ha più mercato fa fatica ad andare avanti, ma il risultato è che uno deve cercare di andare avanti da solo. Oggi i cantanti guadagnano più con le suonerie dei cellulari che con i dischi venduti”.


Non è paradossale che il suo disco si possa comprare in Svizzera ma non in Italia?


“In Svizzera il mio album lo trovi anche nei supermercati e su internet. In Italia il problema è che, a differenza di quanto accade all’estero, il distributore ti chiede subito le edizioni. Vuole entrare, cioè, nella proprietà delle canzoni. Io invece ci tengo a restarne il titolare, dal momento che le ho prodotte io”.


Da dove nasce l’idea di non limitarsi a mettere insieme le canzoni ma di costruire, per l’album, un vero e proprio spettacolo?


“Dalla mia esperienza cinematografica. Ho sceneggiato diversi cortometraggi e ho un cugino regista che spesso mi ha fatto fare anche l’attore per i suoi film. Nell’album ho voluto che convergesse tutto quello che ho fatto in questi vent’anni e ho pensato che alcune storie potevano essere raccontate non solo attraverso le canzoni ma anche con veri e propri sketch”.


Perché “Merendine”?


“L’album prende il titolo da un testo che ho scritto 6 anni fa e che in origine sarebbe dovuto diventare un cortometraggio. Poi il film non si è fatto ma poco prima di incidere il disco ho scritto una musica che si adattava bene a quelle parole. E poi il mio album – con le sue venti tracce – mi faceva pensare a quelle confezioni di 24 crostatine o 12 brioche che si trovano al supermercato…”.


Sta già lavorando ad un nuovo album?


“Sì, sono pronte molte canzoni. Anche perché sono 12 anni che scrivo, quindi ne ho parecchie da parte. L’idea è quella di fare un vero e proprio seguito di “Merendine”, con la storia di Beppe D. che continua. Usando un gergo cinematografico potrei dire che ho completato la sceneggiatura. Se non interviene una casa discografica che mi darà una mano a farlo anche questa volta troverò uno sponsor e me lo produrrò da solo”.


Arnaldo Casali


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"MERENDINE AL CIOCCOLATO" di Luca Berti

laRegioneTicino - 31 maggio 2007

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"LE MERENDINE DI BEPPE" - Un concept-album di debutto per un giovane cantautore bresciano dal versatile talento -

Extra - Corriere del Ticino, sabato 26 maggio 2007


Non sono molti i prodotti discografici in grado di colpire al primo ascolto, di catturare l'attenzione mentre scorrono nel lettore dell'autoradio tanto da essere invogliati, una volta giunt a destinazione, a restare un pò più a lungo nell'abitacolo per ascoltare anche la canzone seguente. Al vostro cronista è accaduto nelle scorse settimane con le "Merendine" di Beppe Donadio: cantautore bresciano con alle spalle studi classici di pianoforte, una lunga gavetta nei locali lombardi e finalmente un Cd autoprodotto nel quale riversa a piene mani, senza risparmiarsi tutto il suo background, le molteplici influenze di cui risente la sua musica e tutte le sue aspirazioni che, da pragmatico abitatore delle terre padane, condisce con una buona dose di ironia e autoironia. I venti brani che compongono l'album sono infatti un colorato campionario di stili, che lo vedono passare con estrema disinvoltura dai canoni più tradizionali del cantautorato italico (alla De Gregori, per intenderci...) alla canzonetta pop in stile anni '80; dal blues più genuino a sonorità più contemporanee; dalla canzone melodica più pura alle fumose atmosfere da jazz club. Il tutto legato all'interno di un unico lungo discorso. Un concept-album, insomma, che racconta la vicenda di un aspirante cantautore che si presenta dal rozzo discografico di turno nella speranza di ottenere un contratto e che da quest'ultimo viene strapazzato e indottrinato su ciò necessario fare per riuscire ad arrivare al successo. Piccoli e divertenti sketch in cui vengono sviscerati i luoghi comuni che aleggiano attorno all'ambiente discografico (ma si tratta veramente di luoghi comuni?) e che fanno da collante tra le varie canzoni che delineano, nota dopo nota, la versatilità dell'artista, un' intelligente vena compositiva, un buon gusto negli arrangiamenti (anche se in alcuni frangenti fin troppo "vintage") e una vocalità interessante. Insomma, un artista vero. In questo suo "provino" mostra di avere le carte in regola per farcela: basta scegliere uno dei tanti sentieri che gli si parano davanti e percorrerlo con tenacia. E per chi volesse assaggiare il talento di Beppe Donadio dal vivo, l'appuntamento è per sabato 2 giugno, al Teatro di Locarno, dove questo suo "radiodramma in quattro atti" (così "Merendine" viene annunciato nell'introduzione) verrà presentato in forma di concerto.


Sandro Neri


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www.musicmap.it - 20 maggio 2007 - Andrea Rossi


La prima sensazione che si prova, ascoltando quest'album, è che Beppe Donadio ci prenda in giro. Che siano grandi frottole che si tratti di un'opera prima, che si tratti di un disco d'esordio. Balle. Questo deve avere alle spalle almeno una decina d'album, nei quali ha affinato le proprie capacità, limando e selezionando all'infinito. Si trattasse davvero di un'esordio, saremmo davanti ad un evento epocale. E non può essere così, altrimenti avremmo sentito parlare di lui da radio, tv, giornali. Invece io non so chi sia Beppe Donadio. Quindi, dove sta la verità? E' possibile che sia tutto vero, che si tratti di una nuova proposta? Bah, se è così, Donadio è un genio. E se è un genio e non è già in testa a tutte le classifiche, non è già in copertina su tutti i giornali, non è già sulla bocca di tutti, siamo veramente un paese di pazzi. Questo è un disco perfetto, poche pippe. La maggior parte dei grandi della musica italiana (non facciamo nomi, please) un disco così se lo sognano, altro che. "Naso di plastica", "Uno, nessuno", "Subliminale", "Merendine", "La mia strada", "Io voglio te", tanti piccoli grandi capolavori, tanti pezzetti d'infinito. Grande mestiere in ogni brano, in ogni esperienza che Donadio fa vivere ai propri ascoltatori. In questo hanno evidentemente ricoperto un ruolo importante personaggi importanti come Franco Testa ed Elio Rivagli, motori del disco rispettivamente con il proprio basso e la propria batteria. Il tutto, è bene ricordarlo, per un cd totalmente autoprodotto, non distribuito a livello nazionale, e quindi (per ora) disponibile solo in qualche negozio. Nonostante questo, alcune emittenti radiofoniche lo hanno adottato, e così ha fatto pure Francesco Di Rienzo, promoter a suo tempo di Povia e della sua stupefacente «I bambini fanno oh». La speranza è che la strada sia la stessa, che il successo sia identico se non addirittura superiore. "Merendine" è un concept-album, che narra delle vicissitudini di Beppe D (che si tratti dello stesso Beppe Donadio è ovviamente qualcosa di più di un dubbio), aspirante cantautore al cospetto del mondo discografico, in cerca di contratto e sottoposto per questo alle più incredibili vessazioni. Grande ironia, grande padronanza della singola parola, oltre che della singola nota, per quello che, più che un disco, è un'autentica rilevazione. Scovatelo, e ne sarete felici.


Andrea Rossi


http://www.musicmap.it/recdischi/new.asp?id=1308



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Maggio 2007


Un artista che sorprende. Un concept-album divertente, ironico, un "radiodramma" in quattro atti che racconta le disavventure di un cantante alle prese con stolti impresari musicali, pop scadente e richieste assurde del mercato musicale. Questo è un disco di quelli imprevedibili, impossibile da catalogare, che sembra uscito per gioco, e che invece è maledettamente serio! Ben suonato, raffinato, oscilla tra blues, pop, rock, senza mai abbandonare l'anima cantautorale che l'ex pianista rock bresciano ha sempre coltivato. Se vi sembra strano che si cerchi di fare musica leggera in maniera diversa, ascoltate Donadio. Cambierete idea.


Marco Trombetti


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"CANTO I SOGNI DELLA GENTE CERCANDONE IL LATO IRONICO"

IL BRESCIA - domenica 29 aprile 2007


Si definisce un uomo particolarmente timido che riesce a sfogare i suoi umori e a rendere manifeste le sue emozioni solo quando suona e scrive musica il talentuoso cantautore bresciano Beppe Donadio. Amante del mondo delle sette note fin da ragazzino, ha imparato da autodidatta a suonare il pianoforte che reputa lo strumento ideale per esprimere i moti della sua anima. Donadio è attualmente tra i sedici finalisti del prestigioso concorso "L'artista che non c'era 2007" organizzato da "L'isola che non c'era" con il patrocinio del Club Tenco, la cui finale si svolgerà nella serata di sabato 2 giugno 2007 nel Teatro di Cascina Commenda a Segrate (MI).


Donadio come si è avvicinato al mondo delle sette note?


Nel modo in cui si sono avvicinati molti della mia generazione: semplicemente ascoltando i dischi in vinile che si trovavano in casa. Quelli di mio padre erano tutti in ordine, ma ascoltava quasi solamente il sax di Fausto Papetti. Mia madre invece li teneva in una scatola, uno sopra l'altro senza la copertina. Da Gianni Morandi, a Beethoven, ai Beatles. Li portavo a casa di mia zia che aveva un impianto hi-fi come si deve, e me li sparavo nelle orecchie con un paio di cuffie.


Ha compiuti studi musicali in Conservatorio?


Ho studiato pianoforte classico fino a 14 anni. Poi mi è passata la voglia. Invidio chi riesce a suonare Chopin per intero, ma io non ero fatto per l'esecuzione. Ascoltare la musica è importante tanto quanto studiarla, forse di più.


Chi considera in qualche maniera suo maestro?


Ho scoperto Elton John, a 16 anni. Mi colpì il fatto che le sue canzoni eseguite da sole, al pianoforte, stavano in piedi senza bisogno di altri strumenti. I suoi dischi dal '69 al '76 sono una piccola enciclopedia del pop, quello intelligente. Niente a che vedere con l'Elton John di oggi che suona a Las Vegas per 1000 euro a biglietto. Ma ne ho amati tanti. Da Sting, a Joe Jackson, a De Gregori.


A che cosa si ispira quando scrive una sua canzone?


Molta è vita vissuta. Dopo aver vinto il pudore di parlare di me, mi sono reso conto che scrivere è un bisogno al quale non posso più rinunciare. Mi ispiro ai fatti di tutti i giorni, e alla gente comune, quella che ha ancora sogni nel cassetto e voglia di ridere. Senza prendersi troppo sul serio. Per come vanno le cose oggi nel mondo ci sono due approcci validi per cantare qualcosa di utile e non i soliti "ti amo, ti voglio, mi manchi". Io cerco di ironizzare. Per ora, poi si vedrà.


Parliamo ora di Merendine, la sua ultima fatica discografica. Come è nato questo lavoro?


All'inizio del 2005 avevo una gran voglia di smettere di suonare, non avevo più stimoli; regnava la noia perchè nei locali ormai si suonavano solo cover e sempre le stesse. L'idea era di fare un EP con quattro brani, economico e poco impegnativo. Credo che l'avrei messo sotto l'albero per Natale, da regalare ad amici e parenti. Ma le canzoni suonavano bene in studio, e ho pensato che avrei potuto investire molto di più, in quel progetto. Anche chi ci lavorava insieme a me sentiva questa cosa. E così da 4 i brani sono diventati 13. E da regalo sotto l'albero, "Merendine" è diventato una specie di pargoletto che ora si prende tutte le mie attenzioni quotidiane e quelle dei miei musicisti, come il maestro Michele Gazich.


La sua attività live è molto intensa. Come si prepara ad affrontare il pubblico?


Io sono un timido cronico, uno di quelli che da piccolo aveva problemi ad andare a comperare un quaderno dal tabaccaio di fronte. Ci ho messo 15 anni per capire che sul palco, durante un concerto, o sei te stesso oppure puoi pure scendere dopo la prima canzone. La gente, della copia di qualcuno, giustamente, non sa che farsene.


Progetti futuri?


Senz'altro Merendine 2, il seguito. Come lo "Squalo 2", o "Il ritorno dello Jedi". Magari una trilogia come "Ritorno al Futuro". Ironia a parte, non appena l'onda lunga di "Merendine" sarà finita, ci saranno le nuove avventure di Beppe D., idolo del pop, alla ricerca di un contratto discografico. Il secondo capitolo è già pronto per essere inciso, ma "Merendine 1" è ancora all'inizio. Sta per partire la promozione nazionale del singolo "Subliminale". Spero piaccia alle radio italiane, tanto quanto è piaciuto a quelle locali e alla radio nazionale svizzera.


Laura Gorini


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laRegioneTicino - 26 aprile 2007


È uscito Merendine, il primo cd di Beppe Donadio, da lui interamente scritto, composto e prodotto. Registrato con una sezione ritmica d'eccezione (Franco Testa, basso, Elio Rivagli, batteria) ed uno stuolo dei migliori strumentisti bresciani (Lorenzo Lama, Enrico Catena, Elena Sbalchiero, Stefania Martin), Merendine è un concept-album che narra delle vicissitudini di Beppe D., aspirante cantautore al cospetto della discografia, in

cerca di contratto. Il filo conduttore, l'audizione, è il collante di più generi musicali, dal reggae tarantellato di "Santi&Navigatori", al noir-jazz "Naso di Plastica", alle atmosfere on the road di "Niente di Niente", fino al blues di "Fab Four Blues". "Merendine" è in programmazione anche su Radiofiumeticino e Rsi. Nato a Brescia, Donadio ha studiato il

pianoforte classico sino all'età di 14 anni. Autodidatta per la successiva formazione strumentistica e vocale, si sta imponendo con un ottimo profilo.


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GIORNALE DI BRESCIA 26 aprile 200

"L'ISOLA CHE NON C'ERA. TRA I SEMIFINALISTI IL CANTOAUTORE DONADIO C'E'"

AL CONCORSO PURE UN CD


Beppe Donadio al piano. Il cantautore bresciano Beppe Donadio è entrato tra i 16 semifinalisti, scelti tra più di 200 iscritti, al prestigioso concorso «L’artista che non c’era 2007», organizzato da «L’Isola che non c’era» con il patrocinio del Club Tenco.

Tra i 16 artisti, una giuria esterna - composta da musicisti, artisti, giornalisti ed esperti del settore - deciderà ora chi sarà ammesso all’appuntamento decisivo. I nomi dei 6 finalisti saranno resi noti intorno al 15-20 maggio.

La finale si svolgerà sabato 2 giugno, nel Teatro di Cascina Commenda a Segrate (Milano).

Per questa edizione è prevista la produzione di un cd che raccoglierà i brani dei 16 semifinalisti; cd che sarà poi veicolato tramite la rivista «L’isola che non c’era».

Donadio - che ha pubblicato l’album «Merendine», raccogliendo significativi riscontri di critica - è già sicuro, pertanto, di poter usufruire anche di questa vetrina, a livello nazionale, per la sua produzione artistica.


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"LE MERENDINE DI DONADIO ANTIPASTO A VOCI D' AUTORE"

GIORNALE DI BRESCIA, 14 aprile 2007

AL TEATRO SANCARLINO


Beppe DonadioAl Sancarlino «voci d’autore» bresciane e non solo. Si apre stasera alle 21 al Teatro Sancarlino, corso Matteotti 6 in città, la prima edizione della rassegna musicale «Voce d’autore», secondo appuntamento promosso da Radio Voce In Blu per festeggiare i trent’anni della storica emittente bresciana. Due artisti bresciani d’eccezione, Beppe Donadio e Charlie Cinelli, saranno protagonisti di «Voci d’autore», che vedrà però anche la partecipazione di un’ospite particolare: la cantante belga Lena Collin.

Si comincia stasera con il bancario dalla doppia vita: Beppe Donadio, impiegato con una passione irrefrenabile per il pianoforte ed il canto. Il suo disco, «Merendine», non è passato inosservato e le recenti esibizioni hanno registrato un crescente successo di pubblico.

A fare da spalla a Donadio, in una serata dal gusto sperimentale, sarà Ricky Barone mentre gli effetti musicali saranno assicurati dalla presenza sul palco del percussionista Enrico Catena e dal contrabbassista Fausto Ongarini.

Sabato 21 aprile, sempre alle 21 al Sancarlino, toccherà invece a Charlie Cinelli, musicista bresciano per eccellenza che, archiviato momentaneamente il passato irriverente, nell’ultimo album «Siforal» ha messo in musica-folk-poesie dialettali di diversi autori. Proprio questi brani saranno presentati sabato con l’accompagnamento di violino e mandolino.

La rassegna si concluderà sabato 3 maggio con l’esibizione della giovane cantautrice belga Lena Collin, promotrice dell’utilizzo della musica come mezzo speciale per comunicare il fascino della fede e della speranza.

I biglietti per i concerti potranno essere acquistati in teatro al prezzo di 7 euro per Donadio e Cinelli, e di 5 euro per Lena Collin.

«Ci auguriamo - commenta Ricky Barone - che questa sia una delle tappe di partenza per trasformare la Brescia che suona e che canta in una delle capitali italiane della musica». (i. r.)


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BRESCIAOGGI, venerdì 13 aprile 2007

Domani al Sancarlino per i 30 anni di Radio Voce

Donadio, la prima

«Voce d'autore»

In cartellone anche Charlie Cinelli e la pianista Lena Collin


Una nuova rassegna musicale per continuare a festeggiare i 30 anni di Radio Voce: questo l'essenziale identikit di «Voce d'Autore», manifestazione presentata ufficialmente ieri e al debutto domani sera nella cornice del teatro Sancarlino di Brescia con il concerto del cantautore bresciano Beppe Donadio. In cartellone anche Charlie Cinelli con le canzoni dialettali del suo «Siforal» (il 21 aprile), mentre il 3 maggio si chiude con la pianista Lena Collin, dal Belgio: tutti i concerti si terranno alle 21, i biglietti d'ingresso costano 7 euro per le prime due serate, 5 euro per la terza.

«L'obiettivo primario di questa iniziativa è quello di ricordare i 30 anni compiuti da Radio Voce nel 2006 - ha spiegato il direttore artistico della rassegna Ricky Barone -. Un compleanno che già avevamo festeggiato lo scorso 6 dicembre al Palabrescia, con un concerto al quale hanno partecipato tutti i protagonisti della compilation «Note di Natale», curata dall'Associazione Parlatosemplice, e che ora vogliamo continuare a festeggiare in musica, con una proposta sempre molto legata alla nostra tradizione culturale ma anche con un occhio aperto sulle influenze della scena internazionale».

Radio Voce, che rientra nel circuito radiofonico nazionale In Blu ed è ascoltata oggi sull'intero territorio della provincia bresciana, è una delle emittenti storiche del panorama bresciano, ed ancor oggi continua a perseguire con coerenza i valori di sempre, legati in particolar modo ad un concetto di radio come mezzo per incentivare all'educazione e alla trasmissione dei valori. Questo senza rinunciare ad una programmazione moderna e variegata, con l'offerta di format che sanno abbinare riflessione, spiritualità, notizie e una musica sempre di qualità.

Musica come quella di Beppe Donadio, il «piano man» bresciano che domani sera aprirà «Voce d'Autore»: un'occasione ulteriore per ascoltare nuovamente dal vivo le canzoni dell'album «Merendine», che pur essendo una produzione totalmente indipendente ha subito trovato inaspettati sostenitori in un'emittente illuminata come Radio Capital e nella Radio Nazionale Svizzera, che hanno messo in rotazione alcuni brani dell'album. E' piaciuto insomma il pop rock sarcastico ed elegante di questo artista che ha alle spalle una lunga gavetta in varie formazioni locali (dai Favolosi Becchi ad Io & Annie, dalla Blues Benzo Band fino ai Country Doctors) e le cui canzoni rispecchiano influenze piuttosto nette che vanno da Elton John a Billy Joel passando per James Taylor. Da questo mese Donadio ha lanciato una nuova sfida, mandando in rotazione su circa 300 network nazionali il primo singolo tratto da «Merendine», «Subliminale». Un'ulteriore occasione per cercare di scalfire il muro dell'indifferenza.



Claudio Andrizzi


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Donadio va all’«assalto» dell’etere

Dal vivo sarà in concerto nei teatri di Botticino e del Villaggio Sereno

"BRESCIAOGGI" - 21 marzo 2007


Beppe Donadio va all’assalto dell’etere italiano: l’ambizioso e attivo cantautore bresciano ha stretto una partnership con l’agenzia di Francesco Di Rienzo per la promozione, in tutte le radio nazionali, del singolo «Subliminale» tratto dal suo album «Merendine». Di Rienzo ha lavorato con Povia alla promozione di «I bambini fanno oh», e si è visto com’è finita. La speranza di Beppe è che un pizzico di quell’attenzione si riversi anche su di lui, artista che, nonostante i pochi mezzi a disposizione e la mancanza di una casa discografica alle spalle, sta facendo di tutto per muovere le acque intorno alla sua «creatura».

«Merendine» è un disco totalmente autoprodotto, non distribuito a livello nazionale, disponibile solo in qualche negozio cittadino, ma è già riuscito a entrare nelle grazie di qualche emittente attenta ed illuminata: come Radio Capital, ad esempio, che ha inserito il disco nella famosa «Area protetta» di Sergio Mancinelli, o come la Rtsi (la radio nazionale svizzera) per la quale Donadio è diventato un piccolo caso: già sembra profilarsi la possibilità di una trattativa per un contratto di distribuzione dell’album. Dunque, dopo alcuni mesi di promozione tutta «home made» (con la MerendineMusica, costituita con un team di amici e collaboratori fidati), Beppe tenta il grande salto, conscio comunque delle difficoltà.

«È un banco di prova al quale non mi potevo sottrarre - dice Donadio -. Certo, in altre circostanze, di queste cose si occupa la casa discografica. Io, invece, devo provvedere direttamente, nell’attesa che arrivi una distribuzione. Cercare di entrare nel mondo delle radio è un passo fondamentale nella promozione di un disco: volevo provarci, prima di iniziare a pensare a un seguito per Merendine». Non sorprende allora, visti i presupposti, che come singolo sia stato scelto «Subliminale»: racconta la storia di un aspirante idolo pop dato in pasto al pubblico in un finto concerto in uno stadio.

L’inizio della promozione è fissato per la fine del mese: nell’attesa Beppe Donadio continuerà a esibirsi dal vivo. In agenda subito due appuntamenti di prestigio: sabato 24 marzo aprirà il concerto di Pacifico al teatro Centrolucia di Botticino, mentre l’8 aprile sarà supporter del live di Eugenio Finardi alla rassegna «Il canto dell’anima» in scena al teatro del Villaggio Sereno.


Claudio Andrizzi


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IN RADIO IL SINGOLO DEL CANTAUTORE

Beppe Donadio, per riempire l’etere è l’ora di un singolo «Subliminale»

"GIORNALE DI BRESCIA" - 21 marzo 2007


«Subliminale» volerà in radio. Lo annuncia Beppe Donadio, cantautore bresciano di raffinate qualità, sia come autore di testi sia come musicista, il quale si è già fatto apprezzare dal pubblico e dagli addetti ai lavori grazie all’album «Merendine».

Donadio fa sul serio. Ha riempito il teatro Centro Lucia di Botticino, questo inverno, con un’eccellente esibizione live. E con i suoi brani è arrivato pure sulle onde radio... svizzere. Segnali importanti, perché le sue canzoni, in mezzo alla troppa mediocrità che si sente, riescono a catturare l’attenzione di chi sa apprezzare la musica cantautorale.

«Credo sia un passo fondamentale far passare una canzone in radio» spiega Donadio: «Un mezzo oggi determinante». E visto che non pochi addetti ai lavori hanno apprezzato l’album «Merendine», tra pochi giorni il singolo «Subliminale» verrà proposto, per tre mesi, in trecento emittenti italiane.

Nel frattempo poche (ma importanti) le esibizioni dal vivo, per evitare inutili ed inflazionati concerti. Donadio ha concetti molto chiari anche sui live: «Ci vogliono i locali adatti per fare spettacoli di un certo tipo, e credo che bastino pochi concerti ben eseguiti per entrare nel cuore della gente. Inoltre, in futuro, mi piacerebbe collaborare anche con altri artisti bresciani».

Intanto, Donadio sabato prossimo aprirà il concerto di Pacifico, sempre al teatro di Botticino, e nella giornata di Pasqua, l’8 aprile, aprirà al teatro del Villaggio Sereno quello di Eugenio Finardi.

Ma per chi fosse intenzionato a gustarsi le «Merendine», ecco un’esibizione dal vivo di Beppe, seguito dalla sua band, il 18 maggio, ancora una volta a Botticino.

In ogni caso, grazie anche al prezioso lavoro del promoter Francesco Di Rienzo, l’obiettivo principale è, ora, quello di entrare tra i nomi registrati dal Music Control, che certifica i passaggi sui network. La strada è quella giusta.



Andrea Croxatto


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"Merendine - confezione per 2" - Beppe Donadio e Michele Gazich in concerto -

3 febbraio 2007 - Teatro S. Afra (Brescia)

recensione


È sottotitolato "Merendine in confezione da due" lo spettacolo che Beppe Donadio ha ideato in coppia con Michele Gazich. Oltre a riprendere il titolo del suo disco d'esordio e ad indicare la forma di un concerto esclusivamente in duo, la sigla sottolinea la natura ironica e simpatica della musica che questo cantautore sta portando avanti.

Partito l'anno scorso con un album autoprodotto, ma attivo da tempo nel bresciano, Donadio non è uno dei tanti emergenti che tentano di bazzicare le scene: già la cura con cui è preparato il palco del Teatro S. Afra è segnale di una capacità artistica a lungo coltivata. Un mappamondo, una lampada, un pianoforte, un violino e una viola riposti in custodie avvolte con drappi sono oggetti che aspettano di rivelare i loro dettagli, di scoprire i propri segreti. L'ambiente poi e soprattutto la presenza di Michele Gazich, che ultimamente è stato in tour coi Jayhawks ed ha avviato una collaborazione con Mark Olson, ribadiscono lo spessore professionale della serata. Una voce arriva dalle casse: è quella di Max, discografico tanto immaginario quanto reale, affamato esclusivamente di musica commerciale. Contrariamente alle sue indicazioni, Donadio propone una musica sì leggera ma d'autore, più matura degli standard richiesti dalle classifiche: lo dimostra subito salendo sul palco ed eseguendo da solo prima "Merendine", una canzone d'amore giovanile vista con gli occhi di un adulto, e poi "Subliminale", un ironico inno generazionale sugli idoli del pop. La collaborazione con Michele Gazich prende vita invece su un blues, punto in comune tra due musicisti di estrazione diversa, più folk il violinista e più pop il pianista: nel corso della serata saranno proprio le canzoni giocate sui blues a viaggiare più spedite e a riscuotere maggior entusiasmo.

I due si esibiscono comunque come una coppia navigata cercandosi ripetutamente fino ad innescare un call & response tra piano e violino in "Niente di niente". Per quanto essenziale e sviluppato su arrangiamenti volutamente spogli, il concerto non perde d'intensità nemmeno nei pezzi inediti come "Maestrale", uno dei brani che dovrebbe far parte di un eventuale secondo disco.

Sempre pungente, Donadio dedica una canzone alla sua città, "Via Milano blues", un buffetto che non risparmia critiche: da buon songwriter il bresciano non perde occasione per muovere i pezzi accentuando le battute e punzecchiandole anche con qualche anticipo. Assecondata dall'apporto del compagno, che spesso pizzica i suoi archi come fossero mandolini, questa attitudine stimola il pubblico e sottolinea una scrittura sviluppata su una vena ironica.

La scaletta subisce una variazione quando Donadio esegue una cover di Elton John, uno dei suoi "maestri", e poi sempre da solo offre al pubblico un altro inedito con cui aveva tentato invano la via di Sanremo.

Altro riferimento è sicuramente Jackson Browne di cui viene eseguita "The road" in una sentita versione violino-piano che smaschera il grande amore dei due interpreti per la California. Tra una "Giro di valzer" con una parte di piano vagamente springsteeniana e una "Fab Four blues" che ringrazia esplicitamente i Beatles, Donadio trova il modo di chiudere con "La mia strada" giusto per ribadire la sua personalità. L'unico bis, "Uno, nessuno" è la giusta sintesi dei personaggi e dei generi proposti.

Intelligente e piacevole, preparato ed ironico, questo "giovane" sta coltivando una proposta di qualità che meriterebbe considerazione nel mondo ormai appesantito della musica leggera italiana. Di sicuro le sue "Merendine" non sono indigeste: alla fine dell'esibizione Donadio e Gazich le hanno letteralmente lanciate dal palco e chi ha potuto assaggiarle le ha trovate gustose.


Christian Verzeletti / www.mescalina.it

http://www.mescalina.it/musica/live/live.php?id=359




Beppe Donadio con il suo album del 2006 ha fatto il grande salto con uno stile a metà strada tra le ballate sontuose di Hornsby e il soul dedicato ai Beatles.

MERENDINE, NOTE E NOSTALGIA

"IL BRESCIA" – 6 gennaio 2007


Capita, a volte, che nel marasma della produzione discografica odierna ci sia qualcuno capace di imporsi esclusivamente con le proprie canzoni, senza bisogno di particolari spinte o di appoggi strani. Ebbene, questo è accaduto l'anno scorso a Brescia: il protagonista di questa vicenda oggi quasi soprendente si chiama Beppe Donadio. Ha pubblicato un disco certamente migliore di molti altri prodotti che il mercato ci propina.

Bresciano, impiegato in banca con passione irrefrenabile per la musica, Donadio è approdato nel 2006 al suo primo disco, "Merendine", un album che non passa inosservato, per la bellezza di canzoni eleganti e molto immediate: se ne sono accorti subito quelli di Radio Capital e della Radio Nazionale Svizzera, che hanno intuito la stoffa di "Beppuccio" e hanno messo in rotazione alcuni brani di "Merendine". Mentre scriviamo scivolano dolci in sottofondo le note di "Merendine", title track che illumina questa scura serata invernale e ci rimanda con un poco di nostalgia a giorni passati e con molta speranza a giorni futuri, da vivere con una dolcezza che spesso dimentichiamo. Le canzoni di Beppe Donadio contengono qualcosa di magico: sono allo stesso tempo tradizionali, perché di fatto musicalmente non rivelano niente di nuovo, e originali, perché in Italia ci pare che la sua strada sia raramente praticata. La strada delle ballate sontuose, che rimanda più ad artisti internazionali come Bruce Hornsby che a paragoni nostrani, una rotta che porta a riempire il cuore di gioia, con delicatezza ed intensità.

Insomma, un artista bresciano che sa. C'è un brano splendido all'inizio, "Niente di Niente (dell'amore, degli alieni e dei luoghi comuni"), che parla dell'impotenza dell'amore, e lo fa alla maniera dei grandi, senza retorica e facili sdolcinerie. Ce n'è uno verso la fine, "La mia Strada", che si immerge nel jazzy e ti porta via, lontano lontano.

Ma c'è anche del soul, quello di "Santi & Navigatori", ritmata ed elegante, oppure del blues, quello notturno di "Via Milano Blues" e quello dedicato ai Beatles di "Fab Four Blues (Via Milano in sette minuti)". Canzoni che mostrano un cantautore dalla grande vena musicale e dall'intelligente poetica che si destreggia tra ballate alla Bruce Hornsby e sorseggi alla Sergio Caputo, passando attraverso alcuni fraseggi che lo avvicinano – no, non esageriamo – a Francesco De Gregori. "Merendine" procede così, ondeggiando tra il pop, il blues, il jazz, con sfumature soul e qualche accenno di rock. Intelligente è anche l'escamotage utilizzato da Donadio per lasciare aperte le porte a tutti i generi musicali: "Merendine" è infatti un concept album nel quale l'artista – Beppe D. – si presenta a direttori artistici, discografici, manager musicali con le proprie canzoni, ricevendo perlopiù sberleffi e porte in faccia (è così che funziona, purtroppo, nel mondo della musica). Un viaggio affrontato con ironia e quasi con divertimento da Donadio, che inserisce tra un brano e l'altro la descrizione di questi incontri, che fanno da sfondo a canzoni eleganti e mature.


Riccardo Barone


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Giovani suoni. Il nuovo album del cantautore bresciano Beppe Donadio

"MERENDINE AL GUSTO POP"

Un artista che ama mischiare e alternare i generi

BRESCIAOGGI, 13 dicembre 2006


Un concept-album per il 2007. Un disco concettuale intitolato "Merendine" per la gioia dei situazionisti sopravvissuti agli anni '70: per superare una tempesta d'ansia culturale con la serenità di un pop "subliminale", gravitazionale, nient'affatto generazionale.

Bella improba sfida per un cantautore bresciano ai nostri giorni. Se la carica sulle spalle, col sorriso sulle labbra, Beppe Donadio, maturo quanto serve per rischiare un'impresa impegnativa con il profilo giusto, senza intimidirsi né tantomeno strafare. Musica a presa discretamente rapida, volutamente raffinato, ma con la giusta dose di motivi accattivanti.

"Merendine" è animato dalle vicende di Beppe D., artista in cerca di contratto confortato dall'utopia di una "Associazione nazionale cantautori" che da principio annuncia un radiodramma in quattro atti. Voce vagamente Alex Britti, Donadio ama mischiare i generi, alternando il reggae più contaminato dal pop che si possa immaginare al jazz dalle tinte scure di "Naso di Plastica", le melodie assolate stile Mario Venuti ("Niente di Niente" – dell'amore, degli alieni e dei luoghi comuni) ai buoni vecchi rif d'annata ("Fab Four Blues – via Milano in 7 minuti). Basta lasciarsi sedurre dalla dolcezza de "La Stanza di Clara", o dall'orecchiabilità di "Io Voglio te", per capire come questa opera prima possa essere stata scoperta e programmata da Sergio Mancinelli nella sua "Area Protetta" di Radio Capital, per poi finire in rotazione anche su Rtsi – Rete Tre (radio nazionale svizzera).

Avvezzo al pianoforte classico fin dai 14 anni, Beppe Donadio si è poi formato come autodidatta maturando le prime esperienze "live" come tastierista, pianista e corista nel 1990. Iscritto alla Siae dal 1996, dopo aver sonorizzato corti cinematografici e rivisitato classici pop in chiave personale (riscuotendo un discreto successo di pubblico e critica con i "Favolosi Becchi"), nel 1999 ha fondato con il bassista Massimo Saviola "Io & Annie – breve viaggio nella canzone d'autore americana", una formazione che rende omaggio unplugged ai padri del genere (James Taylor, Joni Mitchell, Jackson Browne) e ha aperto spesso i concerti di Riccardo Zappa. Pianista e cantante della Blues Benzo Band dal 2000 al 2002, è passato dal new country americano al rock-blues di ascolto prima di mostrarsi devoto anche del duo Elton John & Bernie Taupin con "Honkycats". Fra il gennaio del 2005 e il maggio del 2006 è nato "Merendine", irrobustito dai ritmi di Franco Testa ed Elio Rivagli, con la collaborazione di nomi di prestigio quali Lorenzo Lama, Enrico Catena, Elena Sbalchiero, Stefania Martin. Un album rigorosamente autoprodotto, presentato dal vivo due settimane fa al Teatro Centro Lucia di Botticino Sera.


Gian Paolo Laffranchi




GIORNALE DI BRESCIA – lunedì 4 dicembre 2006

Applausi a Botticino per le "Merendine" dell'autore e cantante bresciano

"Donadio, serata ad affetto"


"Non… sperate sul pianista". Dicono così, ormai, ai piani alti delle case discografiche. E Beppe Donadio, autore e cantante bresciano cresciuto a pane ed Elton John, ha dovuto adeguarsi. Frasi icona rock con la chitarra non sa (ed anche dal vivo liquida subito la pratica in chiave parodistica, con "Subliminale"). Il disco del debutto, allora, ha dovuto produrselo in proprio. Con la forza, comunque, del saper scrivere belle (in alcuni casi bellissime…) canzoni.

Proprio la qualità intrinseca dei brani lo sorregge, all'inizio, quando – l'altra sera, da aspirante profeta in patria – si presenta in un Teatro Centro Lucia di Botticino riempito in tutti i posti. I primi minuti – dopo l'apertura col video in bianco e nero di "Santi & Navigatori", firmata Egofilm – sono da paresi da emozione. ;a, presto, "Niente di Niente" s'impone anche sulla tensione del suo compositore. Il pubblico applaude e il nodo comincia a sciogliersi.

Ci sono da raccontare – anche su questo palco, così come nel concept di "Merendine" – "una carriera di assoluta non notorietà" e dieci di anni di infruttuose audizioni. Mentre Beppe prende sempre più coraggio e le esecuzioni si dipanano, viene ribadito che hanno avuto torto gli addetti ai lavori prodighi di consigli ("L'ultimo è stato: devi dimagrire di 10 chili") e privi di lungimiranza.

Nonostante la serata da "un colpo e via" – e, quindi, l'impossibilità di un vero rodaggio – la band (Enrico Catena, batteria; Fausto ongarini, basso; Cristian Rocco e Giovanni Rovati, chitarre; Giancarlo Zucchi, tastiere) garantisce una resa dignitosa, divertita e divertente. Con il valore aggiunto – per alcuni pezzi, da "Naso di Plastica" a "La stanza di Clara" – del violino di Michele Gazich, di carisma scenico, con il look caposseliano, e di riconosciuta sensibilità musicale.

Donadio propone anche cover – "Tiny Dancer" del sullodato Reginald Kenneth Dwight, "Piano Man" di Billy Joel, la "Canzone Intelligente" di Cochi e Renato – e inediti: "Aprile, in duetto con la vocalist Stefania Martin, e "Giro di Valzer", possibile anticipo di "Merendine 2".

Sfilano gag (il corista Max Guerrini in veste premaman, mentre la collega Elena Sbalchiero, incinta, viene ospitata per "Via Milano Blues"), soprese (il coro di bambini per la versione live di "Santi & Navigatori", con ringraziamenti all'Accademia Musicalmente di Gussago ed a Paola Ceretta), nella coda pure il "discografico Max" (alias Antonio Capra).

"Fab Four Blues" è la prova che Beppe sa essere trascinante. "Uno, Nessuno" che sa essere toccante.

Finisce con la beneaugurante "La mia strada" ("Dà un senso di continuità") e battimani scroscianti. E finisce con il lancio, verso il palco, proprio di merendine. Certo, Donadio non è una rockstar e non possono piovere pelouche o reggiseni. Ma l'effetto, anzi, l'affetto è lo stesso.


Maurizio Matteotti


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"Donadio, Merendine dopo cena"

GIORNALE DI BRESCIA – martedì 28.11.2006


"Naso di plastica" è una delle canzoni più belle degli ultimi anni. "Naso di plastica" – al confine tra Sergio Cammariere e Luigi Tenco – è la gemma assoluta di un album, "Merendine", che contiene tante altre piccole perle. "Merendine" è l'album di debutto di Beppe Donadio. Donadio è un bresciano di 38 anni (bancario di giorno, autore e cantante quando può) che – dopo esperienze con Favolosi Becchi, Io&Annie, Blues Benzo Band e dopo i dinieghi di un'industria discografica ormai sempre più sorda (e riparata dietro il "bambole, non c'è…un euro") - ha deciso di autoprodurre il cd d'esordio, raccogliendo la collaborazione d'una sezione ritmica di grande rilievo come Franco Testa ed Elio Rivagli nonché altri strumentisti che hanno consentito di far uscire un lavoro di assoluta dignità professionale.

Dopo una serie di appuntamenti di …assaggio, Donadio sarà sabato prossimo, 2 dicembre, al Teatro Centro Lucia di Botticino Sera (via Longhetta), per quello che s'annuncia come "il" concerto di presentazione dell'album. Inizio alle 21, biglietto 10 euro. I tagliandi d'ingresso sono in prevendita tramite il sito dell'artista (info@beppedonadio.com) o potranno essere acquistati direttamente al botteghino, il giorno dello spettacolo, dalle 19.30. Info tel 0302197134 (il mercoledì ed il giovedì, dalle 14 alle 16); centrolucia@comune.botticino.bs.it; www.comune.botticino.bs.it.

Beppe (voce e piano) sarà accompagnato da Enrico Catena (batteria e percussioni), Fausto Ongarini (basso e contrabbasso), Cristian Rocco e Giovanni Rovati (chitarre), Giancarlo Zucchi (tastiere), Max Guerrini e Stefania Martin (cori). Ospite Michele Gazich (violino e viola).

"Merendine" dopo cena, dunque. Per riprodurre il "radiodramma in quattro atti" che ha trasformato i dinieghi in arguzia, eclettismo, divertimento.

Il cd, infatti, è costruito come un concept album e narra l'audizione di Beppe D., aspirante cantautore in cerca di contratto. L'escamotage consente al protagonista di passare dal reggae al sapor di tarantella di "Santi & Navigatori" alle atmosfere on the road di "Niente di Niente"; dalla dolcezza del particolare racconto d'amore della title-track al rock con caratteri caricaturali di "Subliminale"; dal genere dichiarato nel titolo di "Via Milano Blues" e "Fab Four Blues" (rispettoso tributo ai Beatles) alla ninna nanna "La Stanza di Clara"; dal notturno cantautorale "La mia strada" (duetto con Anna Di Lena) alla "Uno, Nessuno" che nella voce di una Fiorella Mannoia "degregoriana" sarebbe una meraviglia…

Elton John e James Taylor benedirebbero. Chi parla "la dolce lingua del sì" si gode anche testi dall'ironia scintillante e battute fulminanti. E se il cinico discografico Max, giusto per poter dire di no, chiede al Beppe D., dalla pronuncia un po' alla Nino Buonocore, "ce l'ha un pezzo senza erre?", lui risponde con "siamo vivi". Senza erre, appunto. E con molto talento.


Maurizio Matteotti


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OTTOPIU' Spettacoli - Giornale di Brescia, supplemento al n. 240 del 02/09/2006

"AUTO-IRONIA"


" Merendine" contro il fast-food (musicale).

In tempi nei quali i discografici si domandano, di un musicista, non "quanto vale" bensì "quanto può far guadagnare", non deve stupire che Beppe Donadio non abbia trovato udienza. E lui - prima che gli venisse, a forza di porte sbattute sul naso, una faccia da pugile (anziché da lavoratore in banca qual'è) - ha deciso di fare da solo. E, trovata la collaborazione di Franco Testa ed Elio Rivagli, s'è prodotto e pubblicato le sue canzoni, su un cd (professionalmente ineccepibilie) che potete assaggiare, ed acquistare, non nel reparto (brani) omogeneizzati dei centri commerciali bensì attraverso www.beppedonadio.com.

Il piccolo vantaggio di agire da sé, osserva lo stesso Donadio, é quello di poter fare quello che ti pare e piace. E Beppe esegue pezzi che possono durare anche 7 minuti (follia!) inseriti in un concept-album (orrore!) argutamente costruito come un'audizione davanti ad uno di quei signori del "le faremo sapere". Le infinite richieste (comprese quella - peraltro soddisfatta - di una canzone senza "erre", vista la pronuncia) sono così l'escamotage per un caleidoscopico melotico e rock, jazz e blues... sotto al quale si notano James Taylor e Cammariere, Bruce Hornsby e De Gregori, Elton John e il De Andrè buboliano (solo per dare un'idea).

Ma é la scintillante ironia a fare di "Merendine" un album intelligente, divertente e con un'identità. Come, appunto, non se ne producono più. O meglio, non se ne producevano. (P.S. : Donadio è bresciano. Annotazione, qui, del tutto ininfluente).


Maurizio Matteotti


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"MERENDINE" - Recensione album

17 luglio 2006


In una rock band il pianista svolge un ruolo da sempre sacrificato, costretto a lottare coi volumi e con la preponderanza degli altri strumenti. Figuriamoci poi quanto abbia da faticare nel caso in cui voglia proporre musica sua: ne sapeva qualcosa quel qualcuno che cantava di non sparare sul pianista.

Da buon pianista rock Beppe Donadio si è fatto tutta la gavetta in varie formazioni locali, dai Favolosi Becchi ad Io & Annie alla Blues Benzo Band fino ai Country Doctors. Già i nomi rivelano una predilezione per la musica americana e infatti “Merendine” dimostra un approccio allo strumento e alla canzone pop-rock ben dosato, appreso dai dischi di Jackson Browne, James Taylor, Joe Jackson, Elton John e Billy Joel.

Donadio sa quanto sia difficile trovare sbocchi nel nostro paese e così ha strutturato questo suo primo disco come un radiodramma in cui il protagonista si trova al cospetto di un discografico nel bel mezzo di un’audizione: l’escamotage gli permette di presentare ogni canzone come un biglietto da visita e contemporaneamente di criticare con ironia un sistema inetto ed asservito alle regole del mercato.

Tra una traccia e l’altra sono iscenati dialoghi che hanno dell’assurdo, ma che corrispondono alla realtà dei cosiddetti provini: il povero pianista si trova così a dover soddisfare le richieste di un “pezzo per i giovani”, di “quelle cose jazz un po’ da fighetti” e di un po’ di “musica moderna”. Donadio risponde con pezzi di una musica che è sì leggera, ma che senza troppe pretese ha ancora il coraggio di far sognare e pensare: le canzoni sono ben modulate ed elaborate anche nella durata, ma si ascoltano volentieri e lasciano sempre qualche stimolo. Vale come esempio la title-track, un pezzo che dimostra come si può cantare di amori giovanili senza scadere in pruriti e banalità: è evidente che Donadio ha assorbito anche gli influssi della canzone italiana operando però una cernita ben precisa che preserva le sue canzoni dagli standard nazional-popolari.

Tra un paio di blues e parecchio pop d’autore che fa venire in mente anche illustri minori come Marc Cohn e Bruce Horsnby, “Merendine” schernisce i troppi luoghi comuni del mondo musicale italiota e si propone come un lavoro di sostanza, suonato soprattutto con Franco Testa (basso), Elio Rivagli (batteria), Roberto Gherlone (chitarre) ed Enrico Catena (percussioni).

Per chi si trovasse un giorno a svegliarsi vittima di eruzioni allergiche per la troppa musica leggera di basso livello che si respira, qua c’è un disco piacevole e sano, che si può ingerire tranquillamente, certi che non provocherà scompensi.


Christian Verzeletti / www. mescalina.it

http://www.mescalina.it/musica/gruppi/disco.php?id=1293



GIORNALE DI BRESCIA

Martedì 20 giugno 2006

Il cantautore bresciano Donadio presenta stasera il cd d'esordio

"LE MIE MERENDINE POP"


Tutto partì da una "scarica elettrica" tra apparecchi, le terribili macchinette raddrizzadenti capaci di romantiche quanto inattese complicità. "Eravamo uno di fronte all'altra durante la ricreazione a scuola, in prima superiore. Io la guardavo, lei mi guardava. Io volevo parlarle, ma mi mancava il coraggio. Lei si aspettava una mossa, invano". Poi qualcosa cambiò grazie a quei provvidenziali apparecchi, senza i quali lui, Beppe Donadio, 38enne bresciano aspirante "pianista-cantante-cantautore", non avrebbe nemmeno trovato lo "swing" per provarci con "Merendine", il titolo del suo album d'esordio che sarà presentato oggi alle 21.00 al Sancarlino di corso Matteotti (ingresso libero).

Un disco un po' memoria autobiografica, un po' collage di sonorità, testi e generi, aprrodo di un anno e mezzo di lavoro convulso portato a termine la sera e durante i weekend. Risultato?

Un "concept album", come lo definisce lui stesso, che sciorina la Donadio-esperienza in fatto di musica pop. "Per anni ho bussato alle porte dei manager sperando che qualcuno mi facesse un contratto - racconta Beppe al telefono arrotando la erre moscia e scherzandoci su -. Loro però erano più interessati al business che alla musica. Così ogni volta che proponevo un brano mi chiedevano di suonare l'esatto opposto, liquidandomi con il classico -le faremo sapere-. Senza che ciò avvenisse mai, ovviamente". Ma lui, Donadio, che di giorno lavora in banca, alle 17 si toglie giacca e cravatta per mettersi davanti a tastiera e microfono e di notte progetta siti web, non ha rinunciato, anzi. Complice un amico fonico che l'ha aiutato a trovare i "contatti giusti", ha agganciato un gruppo di professionisti e si è buttato nell'avventura dell'autoproduzione.

Il risultato? Venti brani di cui sette recitati - Beppe è voce e pianoforte - che restituiscono il funambolico eclettismo adottato dall'autore appunto per ingraziarsi manager il più delle volte scorbutici. Ecco perché in "Merendine" ci si imbatte in canzoni d'amore, reggae, tarantelle, ballate, ninne-nanne, persino un "metropolitan-blues" ispirato al traffico che imbottiglia gli automobilisti in via Milano, in città.

Studente di pianoforte a cinque anni - la nonna era insegnante - Donadio ha proseguito da autodidatta conciliando l'anima ritmica con quella di sceneggiatore di corti e scrittore di racconti brevi. Con "Merendine" - in collaborazione con Franco Testa ed Elio Rivagli (già al fianco di Fiorella Mannoia, Enzo Jannacci e Renato Zero), le coriste Stefania Martin ed Elena Sbalchiero e altri musicisti bresciani, da Lorenzo Lama a Enrico Catena - dà veste professionale al sogno di sempre. "Prima forse temevo il giudizio degli altri - si schermisce -. Ora però si è alzato un coperchio, ho le idee più chiare". Anche sul fatto, per esempio, che non smetterà la sua veste parallela di scrittore, e che in archivio potrebbero esserci almeno altri 30 brani da incidere.

Informazioni sul sito www.beppedonadio.com.


Beatrice Raspa


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BRESCIAOGGI

Lunedì 19 Giugno 2006 Domani presenta il suo album al Sancarlino

Una "Merendina" con Beppe Donadio


Domani sera al teatro Sancarlino di corso Matteotti il musicista Beppe Donadio presenterà in concerto il suo primo album, "Merendine", da lui interamente scritto, composto e arrangiato.

Pianista, cantante e autore, Donadio è nato a Brescia 38 anni fa. Autore di numerose colonne sonore e sceneggiature cinematografiche per cortometraggi, ha suonato nel trio pop "Favolosi Becchi" dal '94 e nel '99 ha fondato con il bassista Massimo Saviola "Io&Annie", gruppo acustico che rende omaggio a vent'anni di canzone d'autore americana. Dal 2000 al 2002 è stato tastierista e cantante nella "Blues Benzo Band". Il suo talento si esprime ora compiutamente in questo lavoro discografico, dalla forma e contenuti di un concept album che presenta tredici modi che l'artista ha di intendere una canzone pop, esposti nel corso di una audizione a un manager dai modi scorbutici e dagli intenti meramente commerciali. Ne esce un piccolo decalogo del genere "canzone", dal reggae tarantellato di "Santi & Navigatori", rapido affresco dell'Italia della televisione, ai tempi "on the road" della ballad "Niente di Niente", ottimistica riflessione sull'importanza di "non sapere troppo", alle sonorità radiofoniche di "Siamo Vivi", fino all'autobiografia contenuta nella title-track dell'album, chiuso da "Fab Four Blues", naturalmente dedicato ai Beatles.

"Merendine" è retto da una sezione ritmica importante, con musicisti del calibro di Franco Testa ed Elio Rivagli, e le coriste Stefania Martin ed Elena Sbalchiero.

L'appuntamento di domani sera è alle ore 21. Insieme a Beppe Donadio (voce e pianoforte) si esibiranno Enrico Catena (batteria e percussioni), Fausto Ongarini (basso e contrabbasso), Cristian Rocco (chitarre) e Sandro Garletti (tromba). L´ingresso è gratuito.


Flavio Marcolini